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Spunta la lettera inedita su Diana: "Non voglio risposarmi"

Nel 1995 una giornalista raccolse una confessione di Lady Diana, da cui traspariva tutta la tristezza e la solitudine della sua condizione di ex moglie dell’erede al trono britannico

Spunta la lettera inedita su Diana: "Non voglio risposarmi"

La vita di Lady Diana è stata molto simile a un romanzo sul quale è stata scritta, purtroppo, la parola fine, ma di cui ancora dobbiamo comprendere tutte le sfaccettature. In un certo senso la principessa del Galles continua a raccontarci di sé attraverso quelli che l’hanno conosciuta, che hanno ascoltato le sue confessioni più intime. Come la giornalista Petronella Wyatt, che al Sun ha voluto svelare il lato più malinconico della principessa più famosa del mondo.

“Una specie di magia”

In una lettera la giornalista ricorda una cena a cui partecipò insieme Lady D.: “Ho avuto il piacere di cenare con la principessa Diana a casa di un amico a Londra, due anni prima che morisse. L'avevo incontrata prima a delle feste organizzate da amici comuni, ma non avevamo mai davvero parlato a lungo e tantomeno in confidenza". Poi la Wyatt scende nei dettagli: "L'occasione era una piccola cena, nell'estate del 1995, quella sera faceva un caldo infernale e noi ce ne stavamo lì con i nostri bicchieri di vino, sudando e lamentandoci per il caldo. E poi arrivò Diana".

La Wyatt racconta: "In realtà era entrata in silenzio, senza alcun trambusto, ma non ne aveva bisogno... Non c'era nulla di appariscente nella magia che generava attorno a sé e tantomeno si aveva l'illusione di una bellezza superficiale" e continua: “Indossava un tubino blu, elegante ma molto semplice, ben diverso dagli abiti delle star di Hollywood. Guardandola da vicino mi accorsi che, benché non fosse una bellezza convenzionale, aveva lineamenti raffinati, occhi come zaffiri e una lucentezza di carnagione tipo tramonto estivo. Dopo tutti quegli anni a Palazzo mi colpì che avesse mantenuto un’aria di disarmante innocenza”.

Una bellissima descrizione, quasi poetica, che ci introduce ai passaggi più importanti del racconto: “Dopo mangiato, spostò la sedia accanto alla mia. Sapeva che ero una giornalista e voleva conquistarmi. Inoltre aveva capito che anche io ero single…e sembrava volere dei consigli”. Da notare anche l’ambivalenza del rapporto tra la principessa del Galles e i media. Ne era perseguitata ma, nello stesso tempo, cercava di “conquistarli”, per usare lo stesso verbo della giornalista che, infatti, precisa: “Lei era un’incantatrice professionista, ma mi resi conto che c’era altro. Era malinconica, una donna in una situazione difficile”.

“Non voglio risposarmi”

Fu allora che, stando ai ricordi della Wyatt, Lady Diana si lasciò andare, confessando: “La maggior parte degli uomini rispettabili non mi si avvicina a causa del bagaglio che mi porto dietro”. Naturalmente si riferiva alla separazione dal principe Carlo, alla presenza dei paparazzi, alle rivelazioni scandalose. La giornalista prosegue: “Allora le chiesi se le sarebbe piaciuto sposarsi di nuovo, ma lei mi rispose ‘assolutamente no’ e iniziò a ridere”. Come a dire che un matrimonio le era bastato. La conversazione non finì lì: “Mi guardò con i suoi occhi magnetici oltre l’orlo del bicchiere” , racconta Petronella Wyatt, riferendosi ai calici di vino che accompagnarono le confidenze tra le due donne. “Era preoccupata per i figli e si domandava se fosse una buona madre. Si chiedeva se fosse giusto non vedere i suoi bambini per mesi” spiega ancora, per poi chiosare: “Mi disse che avrebbe voluto una macchina del tempo”.

La sofferenza della principessa è comprensibile. Come madre le risultava, ovviamente, inaccettabile non poter vedere William e Harry crescere, non essere presente a ogni loro progresso, ma doversi accontentare di visite sporadiche, rigidamente calcolate. Forse trovava intollerabile l’onnipresenza del protocollo anche nelle sue prerogative materne. “La macchina del tempo” a cui Lady Diana accenna, avrebbe potuto evitarle diversi errori, magari perfino quello dell’intervista bomba con Martin Bashir, che sarebbe avvenuta di lì a pochi mesi, il 20 novembre di quello stesso anno.

Ormai sappiamo che la principessa venne usata per costruire uno scoop sul suo stesso dolore. La solitudine e la fragilità che hanno contraddistinto gran parte della sua breve esistenza e il fascino magnetico che Diana emanava caratterizzarono la sua unicità, ma le arrecarono anche danni fatali. Il rimpianto è di non averla per davvero una macchina del tempo, per tornare indietro e ricostruire una strada che, col senno di poi, appariva già segnata.

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