Letizia Battaglia, la ribellione in una fotografia

Una mini serie su Raiuno in onda domenica e lunedì racconta la vita di una delle più grandi reporter dei nostri tempi

Letizia Battaglia, la ribellione in una fotografia

Che cosa ha reso Letizia Battaglia una delle più grandi reporter del nostro tempo tanto da meritarsi una fiction Rai? L’umanità che sapeva trasmettere con una fotografia, la capacità di trascendere l’immagine, di fornire uno sguardo che andava oltre quanto impresso in uno scatto. Insomma, Letizia non era una semplice fotografa, era molto di più: una testimone, coinvolta e coinvolgente, e anche partecipe della dura realtà di Palermo, dagli anni ’70 fino ai giorni nostri. Una figura fondamentale nella storia della Sicilia e del nostro paese. Con i suoi scatti ha raccontato la povertà, la mafia, le stragi. Sua la celebre foto di Sergio Mattarella che estrae dalla macchina il corpo del fratello Piersanti. Sue le foto di tanti morti ammazzati, politici, magistrati, poliziotti, giornalisti. Ma anche di meravigliosi visi di donne e bambine per ricordarci e ricordarsi che c’è speranza. La Rai manda in onda la fiction a lei dedicata, intitolata “Solo per passione”, in due puntate domenica e lunedì, in occasione delle celebrazioni dei trent’anni della strage di Capaci, dove fu ucciso Falcone che lei conosceva bene. Una mini serie che racconta, anzi intreccia, la vita da reporter con la vita privata, che è stata una vera e propria battaglia. Un esempio di lotta per l’emancipazione, la conquista di un minimo di libertà, in una Sicilia dove per liberarsi dal giogo del padre, bisogna fare la famosa “fuitina”, per passare da una schiavitù all’altra. Diretta da Roberto Andò, la fiction ha il passo e la qualità cinematografica, non sempre presente nelle serie della nostra tv pubblica. Nei panni di Letizia una ottima Isabella Ragonese. Tutti e due palermitani, hanno fatto dell’autobiografia filmata della giornalista una missione. Anche loro hanno respirato quel clima torbido e tempestato di morti ammazzati che ha infestato la Sicilia. Hanno conosciuto bene la Battaglia e si commuovono all’idea che non sia presente insieme a loro a presentare il film: è morta il 13 aprile a 87 anni. “Non aveva ancora visto il girato finito. Mi aveva detto: non ti preoccupare tanto non muoio prima della conferenza stampa”, si commuove Andò, amico da una vita di Letizia. “La sceneggiatura l’abbiamo scritta insieme. Ci ha consegnato le sue memorie. Ci ha anche detto di inventarci pure qualcosa, perché è pur sempre di fiction. Ma non è facile scrivere un film su una persona vivente, è stato come scalare una montagna, bisogna rispettare le molte persone coinvolte”. Difficile starle dietro anche perché Letizia, con i suoi capelli fucsia, era una persona a volte scostante, spesso brusca. “Era una donna che si è portata dietro tutta la vita una irrequietezza di fondo - racconta ancora Andò - voleva cambiare il mondo, anche in modo un po’ ingenuo, ogni giorno cercava di aiutare gli altri, si portava in casa qualche sfortunato. Ci ha provato fino alla fine, anche con la politica. Ma era sempre in anticipo sui tempi. Quando Falcone le disse di stare attentata, di farsi un po’ da parte perché era in una situazione pericolosa, lei rispondeva “Dobbiamo fare in modo che la gente pensi che ci sia una speranza””. Il film mostra lei bambina, già ribelle, che cerca di leggere “Piccole donne” e ascoltare Beethoven mentre la rinchiudono in un collegio di suore perché è strana, diversa. Poi la “fuitina”, la prima bambina a 16 anni e poi altre due finché non trova il coraggio di lasciare il marito e tutte le costrizioni di una donna siciliana di quegli anni e cerca lavoro nella redazione de “L’Ora” di Palermo, la voce più forte e coraggiosa contro la mafia. Da lì la scoperta della fotografia, unica donna in un mondo di uomini, e una passione che non la lascerà mai più. Quando si presenta in redazione lo storico direttore Vittorio Nisticò (interpretato da Fausto Russo Alesi) le chiede: “Di cosa vorresti scrivere?” E lei risponde: “Di nomadi, poveri, circhi, pazzi…». La prende subito in prova per un mese. “Per Palermo Letizia è come una parte della città, come un monumento, una strada importante - spiega Isabella Ragonese - Mentre giravamo a Palermo, la gente mi invitava a casa a bere un caffè come se fossi lei. Confrontarmi con lei è stata una grande responsabilità, il ruolo della mia carriera, la sfida più difficile. Quando ci siamo incontrate mi ha fatto uno screening, mi ha sfidato, per capire chi ero, poi siamo diventate amiche. Mi ha spiegato: “Io fotografo con tutto il mio corpo, guardo un soggetto, provoco una reazione e poi scatto”. Foto che la rendono immortale.

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