L'omaggio delle Iene. Un altro giorno con Toffa a un anno dalla morte

Video, tributi e un brano inedito: il programma di Parenti celebra la sua inviata scomparsa

Un anno senza. Avresti potuto essere ancora coraggiosa, Iena, bionda, figlia («penso che le madri non dovrebbero mai restare sole, senza i figli. È troppo»). E avresti potuto essere tutto quello che non hai fatto in tempo a diventare. In un anno, e nel resto della vita. Avresti potuto evitare di lasciare «quell'uomo dolce» con una scusa. Ancora un anno senza fare la brava, poi ci avresti pensato tu a cosa metterci in quest'anno. Hai perso, un anno fa. Ma hai vinto. Come tutti quelli che se ne sanno andare anche meglio di come ci sono stati.

Per quelli che muoiono alla tua età (quarant'anni tondi) il discrimine è la lotta. Per gli altri, quelli che durano più a lungo, che hanno il balsamo dell'invecchiare piano e pensano di aver avuto il tempo di finire ciò che avevano iniziato, è invece la dignità. La complicità col distacco. Avresti aggiunto un anno al diario della battaglia, con certe foto che abbiamo ancora negli occhi: il mento sempre in alto. Il collo e la mandibola protesi in posa eroica come le polene sulle navi antiche. Invece è arrivato il giorno che da un anno rifiutiamo. Per i tuoi genitori, che vivono da allora in una distesa piatta e disabitata e per quanti ti avevano conosciuta a distanza e dei quali sei diventata parente. Oggi ci getti una voce dalla tua lontananza.

Speciali in tv, articoli sui giornali, vecchi video, interviste, omaggi (la puntata di stasera de Le Iene per Nadia, su Italia 1) e una canzone inedita: un anno senza Nadia Toffa. La tua sagoma sottile che balla al tramonto sulla spiaggia, tua madre che ti racconta, le Iene che ti ricordano. Tutto a dirci che è passato un anno e che manca qualcosa di necessario. Il malore, il servizio interrotto, la diagnosi: glioblastoma. I sorrisi, la rabbia, la stanza della chemio, le occhiaie scure sotto al trucco e le parrucche. E la lotta: «Non siamo dei malati, siamo dei guerrieri». E poi quell'intervista in radio: «adesso non ho più paura di morire». Eppure hai convinto tutti che ce l'avresti fatta, infatti poi è stato anche peggio. Te ne sei andata in piedi, rendendo la rassegnazione ad una lenta condanna uno shock. Alla fine la tua morte è stata un incidente brutale. Malgrado i diari puntuali, le descrizioni minuziose, malgrado la verità. Ma come, se n'è andata?

Sfileranno stasera in prima serata vestiti di nero, che era anche la tua divisa d'ordinanza per andare in onda: Afef, Claudio Bisio, Enrico Brignano, Alessandro Cattelan, Geppi Cucciari, Luciana Littizzetto, Enrico Lucci, Luca e Paolo, Simona Ventura, Fabio Volo, Alessia Marcuzzi, gli autori, gli addetti ai lavori del programma. Le Iene per Nadia. Ti ricorderanno loro e ti racconterai da sola. Un'altra volta. Con buona pace degli hater e di quanti abbiano frainteso e si siano infastiditi del tuo diritto a durare come volevi. Con buona pace di quanti non ti troveranno, per piangerti o per offenderti, perché tua madre ti ha seppellita al sicuro, in un posto segreto. E adesso sono fatti vostri, com'è giusto che sia. Solo sua, di nuovo sua figlia. Di nuovo in braccio solo a lei. Ha lasciato che fossi del mondo mentre eri malata, perché era così che volevi. Ma nella quiete sei tornata sua: di tua madre e basta. A parte stasera, che saremo di nuovo in tanti a sbalordirci del fatto che sia finita com'è finita. Davanti alla tua faccia mai vinta che snuda i denti in uno dei tuoi proverbiali sorrisi.

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