Mika scherza, però nei giudizi è sempre implacabile

Elegante e raffinato come sempre, Mika ieri è stato il più applaudito dal pubblico che, mentre lo aspettava, cantava a memoria persino le sue canzoni. Completo turchese, magrezza sensazionale, si divide tra due ruoli: il magistrato musicale e il neologista di quella che, dice lui, è «una competizione televisata». «Io sono dislessico» conferma subito con quell'accento alla David Niven se avesse parlato italiano. «Ah è un cantante montagnero» riferendosi a un ragazzo che arriva dalla montagna. Nella giuria di X Factor è lui il vero rifinitore perché ha una sensibilità che – e si capisce anche qui al Palalottomatica – lo porta a scendere in profondità non tanto nella filologia musicale, come fa Morgan, ma proprio nella attitudine interpretativa di ciascun concorrente. Indaga. Chiede. Talvolta scherza. Ma poi arriva al punto con una precisione quasi implacabile. «Questa tonalità non va bene». «Il tuo timbro è molto personale ma devi cercare più personalità». E lo fa con l'aplomb di un lord dell'Ottocento persino davanti a un concorrente che di nome (e di fatto) fa Carnevale. Dopotutto questo è il vero X Factor di Mika. Lucido.

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