Milano 2020, quando il Covid ha messo in ginocchio la Lombardia

Milano 2020 è un documentario che segue l'esplosione della pandemia di Covid-19 che ha messo in ginocchio la regione Lombardia

Milano 2020, quando il Covid ha messo in ginocchio la Lombardia

Milano 2020 è il docufilm che verrà trasmesso in prima visione tv su Rete 4 questa sera alle 21.22. Si tratta di uno sguardo documentaristico volto a registrare con precisione e lucidità i primi giorni della pandemia da coronavirus che ha colpito soprattutto la regione Lombardia.

Milano 2020, la trama

Il docufilm di Francesco Invernizzi e Stefano Paolo Giussani racconta la trasformazione di un mondo che ha dovuto imparare ad affrontare la minaccia di un virus di cui non si sapeva niente, se non la provenienza dalla Cina. Un virus che ha portato l'Italia a mettersi in ginocchio, a chiudersi nelle case con la speranza palesata dalla reiterazione della frase "andrà tutto bene." E la Lombardia - così come Milano nello specifico - ne sono stati i protagonisti, costantemente al centro del bombardamento mediatico di notizie e speranze, con il numero di contagiati e di morti in costante aumento, lasciando agli spettatori la sensazione di una guerra impossibile da vincere.

Al centro di questo racconto ci sono i due grandi ospedali milanesi, il San Raffaele e il Policlinico, ma anche la redazione di un quotidiano nazionale e i volontari di Emergency. Tante realtà distinte tra di loro che hanno dovuto trovato il modo di cooperare, di lavorare insieme, per cercare di arginare i danni - soprattutto in termini di vite umane - di una pandemia con cui gli italiani stanno ancora facendo i conti.

Il docufilm che racconta il covid a Milano

Con Milano 2020 lo spettatore viene portato dentro le corsie degli ospedali, in mezzo ai letti di terapia intensiva dove i positivi al Covid-19 si trovavano a combattere per la vita, alla ricerca spasmodica di una boccata d'ossigeno. La macchina da presa insiste però non sui pazienti alle prese con l'esplosione della prima ondata della pandemia, ma anche sulle ore drammatiche di medici e infermieri che affrontavano il numero sempre crescente di contagiati e, purtroppo, di vittime. Occhi stanchi dietro gli occhiali protettivi, volti scavati sotto le cuffie e mani coperte dai guanti che non potevano dare nemmeno un'ultima consolazione a chi si spegneva per colpa di una pandemia inaspettata e però pronta a divorare tutto ciò che incontrava sulla sua strada.

Il direttore di Rete 4, Sebastiano Lombardi, come riportato da Avvenire.it, ha spiegato la motivazione dietro la scelta di trasmettere Milano 2020 in prima serata, e ha detto: "La decisione di trasmettere in prima serata questo documentario è stata presa, senza alcuna esitazione, direttamente da Pier Silvo Berlusconi che ha sentito subito l’importanza sociale di un racconto di questo genere in cui la nobiltà del contenuto è più importante di qualsiasi altra considerazione da parte di una rete commerciale. Si tratta di un documentario di eccezionale importanza per la memoria collettiva del Paese che grazie all’eloquenza delle immagini evita inoltre il rischio della retorica, pur rendendo merito allo sforzo e all’impegno di tutte le diverse componenti della società civile, dai medici agli infermieri, dalle forze dell’ordine ai volontari a tutti i lavoratori che hanno formato quella fitta rete che ha tenuto insieme il Paese in quelle drammatiche giornate".

È chiaro l'intento di Milano 2020 di essere un docufilm sul Covid: non tanto perché vuole cavalcare un argomento ancora molto caldo per gli italiani, ma per l'ambizione a voler lasciare una testimonianza di quello che è forse il momento più brutto per la Lombardia dal dopoguerra. Ed è anche per questo che tra immagini toccanti e testimonianze dolorose, trova il proprio spazio anche una ricerca della speranza, rappresentata da un minorenne che è riuscito a sopravvivere al Covid con un trapianto ricevuto a tempo di record.