La Napoli di Christian De Sica è piena di fantasmi (paterni)

Nel nuovo film l'attore e regista racconta una Partenope misteriosa ma da ridere. E ridà vita al grande Vittorio

La Napoli di Christian De Sica è piena di fantasmi (paterni)

Cinzia Romani

da Roma

Vedi Napoli e poi muori. E ce ne sono tante di anime in pena, in quel di Partenope. Così Christian De Sica, in un colpo solo, resuscita il padre Vittorio e lancia il figlio Brando con Sono solo fantasmi, commedia horror (da giovedì con Medusa) ambientata ai piedi del Vesuvio. Firmato, co-sceneggiato e interpretato dal comico romano, ma di fatto orchestrato da suo figlio - con gusto per gli effetti speciali- , il divertente film con Carlo Buccirosso e Gian Marco Tognazzi agita fantasmi tra Forcella e Posillipo.

Primo fra tutti, lo spettro di papà Vittorio, evocato nel sembiante e nella voce. Perché i tre spiantati fratelli De Paolo, alla morte del padre giocatore e donnaiolo (come l'autore di Ladri di biciclette), scoprono d'aver ereditato debiti solamente. E s'improvvisano cacciatori di fantasmi a scopo di lucro. Mal gliene incoglie: la strega Janira si risveglia ed è tutto un vorticare di sedie, tavoli e zombies «Volevo fare un remake de L'Oscar insanguinato di Vincent Price, con Massimo Boldi: due attori falliti vanno in giro a uccidere giornalisti e critici di cinema, come Piera Detassis. Ma mi è venuto in aiuto mio figlio, specializzato in horror e ho raccontato una Napoli diversa, più solare rispetto a Gomorra e ai film sulla camorra. Certo, il personaggio di Vittorio, napoletano, giocatore e donnaiolo, con tre figli da tre madri diverse, è un omaggio a mio padre. In questo Paese si dimentica in fretta: chi parla più di Anna Magnani?», spiega Christian, qui travestito da suo padre, gessato, baffetti e aria da gentiluomo compresi.

Magari, Christian ha mangiato troppe sfogliatelle per essere identico a De Sica senior, ma la somiglianza impressiona e fa nostalgia. Poiché non gli riesce di mettere in piedi Le porte del cielo, film sulla vicenda amorosa tra suo padre e sua madre, l'attrice spagnola Maria Mercader, anche sorella dell'assassino di Lev Trockij, Jaime Ramòn Mercader, Christian punta sulla horror comedy, genere da noi non più gettonato dai Settanta.

«Pago lo scotto d'aver fatto tanti film leggeri, che m'hanno dato notorietà. Al mio nono film da regista, non posso più fare il puttaniere o il maschilista. Magari, il cardinale o il principe senza soldi, come mio padre negli ultimi tempi. Dopo 110 film volevo cambiare e una troupe giovane e l'entusiasmo di mio figlio, m'hanno dato la giusta energia», spiega l'interprete, nel tempo premiato con 3 David di Donatello, 2 Nastri d'Argento e vari Biglietti d'Oro.

«Non so se sono bravo o mediocre, ma l'affetto del pubblico giovane mi colpisce», riflette Christian, raccontando che, ogni tanto, spuntava fuori una nuova sorella. «Al funerale di mio padre, una culona s'è girata e aveva la mia faccia! Le ho chiesto: E tu, chi sei?. E lei: Io sò Ines. Chiesi lumi a mia madre», scherza l'attore, qui nel ruolo d'un mago fallito, che saprà riscattarsi. Sono solo fantasmi è denso di citazioni: da L'oro di Napoli a Matrimonio all'italiana, circola l'atmosfera affettuosa d'un certo modo d'intendere il cinema. Carlo Buccirosso, inoltre, nella parte del fratello milanese d'adozione, è impagabile quando cambia registro linguistico e si ricorda d'essere partenopeo. Del terzetto è l'unico a non avere il nome in cartellone da lustri, l'altro protagonista essendo Gian Marco Tognazzi, figlio di Ugo (nel film, si chiama pure Ugo).