Torna Dallas in tv. Petrolio, bestiame e amori nulla è cambiato in Texas

Stasera su Canale 5 parte la nuova serie di Dallas, il mitico telefilm anni Ottanta. Ripropone l'America che produce, lontana dalla finanza di Wall Street

A volte ritornano. A volte non sono credibili; altre sono sin troppo nella parte. Ma Dallas è un mondo a sé. Stasera in prima serata Canale 5 trasmette la prima puntata della nuova serie della saga per eccellenza della storia televisiva. Dallas, appunto, torna in Italia forte del successo ottenuto negli Usa (7 milioni di spettatori: audience record per il canale via cavo TNT per una serie al via).

Dallas debuttò sugli schermi americani in un altro secolo, un altro mondo, probabilmente anche un altro pianeta. Era il 1978. La CBS lo programmò il 2 aprile e andò avanti per 357 puntate, fino al 1991; in Italia arrivò nel 1982 proprio su Canale 5. Il democratico Jimmy Carter teneva, traballando, il timone dell'America. La faccia di J.R. (John Ross) Ewing, con l'immancabile cappellone in testa (il mitico Stetson), conquistò il mondo. Nonostante fosse la faccia del capoclan di una famiglia sudista ricca, affarista e immorale, divisa tra lo sfruttamento di quanto corre sopra il suolo (il bestiame) e soprattutto di quanto scorre sotto il suolo (il petrolio). Era una storia tipicamente americana, così moderna e al tempo stesso così antica. Quando si sparse la voce che avrebbero sparato a J.R. 85 milioni di americani nel 1980 restarono col fiato sospeso davanti allo schermo: ma mica ci lascia?

Dallas nel 1978 aveva un'immagine rétro. Il Texas era stata terra di pionieri, cowboy con una mano alla pistola e l'altra sulla Bibbia. L'oro nero aveva cambiato le abitudini di vita, ma non quelle dell'aristocrazia sudista. E J.R. era l'icona di questa aristocrazia, fondata su denaro e potere. Nei quasi trentacinque anni che ci separano dalla prima apparizione di Dallas, il mondo ha cambiato pelle. C'è stata la rivoluzione di Reagan e quella di Clinton. Il comunismo s'è liquefatto. Sono arrivati il telefono cellulare, la televisione satellitare, internet, la globalizzazione, l'11 settembre, il crac di Wall Street. L'America è stata lanciata in orbita da Bill Gates e Steve Jobs. Un texano vero, George W. Bush jr., è diventato presidente.

Eppure, come vediamo nella nuova serie, il ranch degli Ewing a Southfork è rimasto lo stesso. Lì ancora l'andirivieni nelle camere da letto è come quello di un tempo. E scandali, intrighi, complotti, alleanze, vittorie e disfatte, non cambiano. Certo i tempi sono nuovi. La crisi economica aleggia minacciosa. Il petrolio è sempre sinonimo di ricchezza, ma inquinante. E allora c'è chi nella famiglia vuole diversificare, passando dalle energie sporche a quelle pulite. Meglio ricchi e politicamente corretti. Si pensa, si lotta, si tresca. L'amore non manca. Ma il sesso continua a dominare sui sentimenti. Insomma, Dallas è sempre lo stesso. I protagonisti sono perlopiù nuovi. Però ci sono ancora J.R. (l'attore Larry Hagman), rimpiazzato al comando della Ewing Oil dal figlio; l'ex moglie Sue Ellen (Linda Gray) e il fratello buono Bobby (Patrick Duffy). I protagonisti veri, però, sono i figli: entrano in scena Ann Ryland Ewing (Brenda Strong) e Christopher Ewing (Jesse Metcalfe), rispettivamente la nuova moglie di Bobby e il figlio adottivo. John Ross Ewing III (Josh Henderson) interpreta invece il figlio di J.R. Entrambi i ragazzi sono molto simili ai loro padri: mentre John è concentrato sul settore petrolifero, Christopher punta alla manutenzione del suo ranch ed è a favore dell'energia alternativa.

Lo stile di regia, invece, si è adeguato ai tempi ed è molto veloce. Ma è un mero dettaglio di questa operazione nostalgia. J.R. è stato considerato, insieme a Gekko (Micheal Douglas) del film di Oliver Stone Wall Street (1987), il volto predatore dell'America reaganiana. Un errore colossale. Gekko fa parte del jet set: abiti su misura, pranzi sofisticati, club esclusivi, sempre in movimento. J.R. è fermo, sta sulla terra, sulla sua terra, come suo figlio. Da Dallas non ci si muove. La fortuna sta lì. Non nell'immaterialità di operazioni finanziarie, scatole cinesi, derivati, titoli tossici. Il tesoro sta sulla e sotto la terra assolata del Texas. J.R. quanto ci manchi!

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Commenti
Ritratto di antonio vivaldi

antonio vivaldi

Mar, 16/10/2012 - 10:36

Che notiziona..... Da prima pagina. Siniscalchi, non aveva proprio argomenti da articolare oggi? Messo maluccio

Giorgio Rubiu

Mar, 16/10/2012 - 11:58

# antonio vivaldi - La notizia può essere da prima pagina in un mondo fatto di "Grande Fratello" e "C'è posta per te" che tendono ad attrarre svariati milioni di spettatori e, quindi, miliardi di dollari di pubblicità. Le ditte che reclamizzano i loro prodotti in TV in giro per il mondo sono, probabilmente, già in coda per assicurarsi spazi pubblicitari nelle fasce orarie di Dallas. Non dimentichi che, negli anni '80, la serie fu tanto popolare da indurre sciocchi genitori, in Italia e, forse, in altre parti del mondo, a battezzare i loro figli con nomi quali "Geiar" (per le iniziali del protagonista J.R.) e "Suellen". Le anagrafi sono piene di questi obbrobri. Il Giornale, che ha dato in prima pagina l'evento scaligero di Celentano, ha tutto l'interesse, essendo di proprietà degli stessi imprenditori che possiedono Mediaset, a dare in prima pagina anche questa notizia. L'importante è che metta in prima pagina anche tutte le altre notizie rilevanti dal punto di vista della cronaca, della politica e della finanza. Certamente quotidiani concorrenti sia del Giornale che di Mediaset si guarderanno bene dal dare la notizia in qualunque pagina. Fare un favore a Berlusconi? Giammai! Cordialità. Giorgio

Ritratto di fask

fask

Mar, 16/10/2012 - 12:56

bestiame e petrolio....se questa è l'America che produce siamo ben messi.....