RaiPlay scommette sulle serie "giovani". E comincia dalla francese "Stalk"

In arrivo tanti programmi centrati sulla vita e i problemi dei ragazzi

I giovani hanno sviluppato ormai un rapporto particolare con le serie televisive fruibili in streaming. Passano dal computer e per loro la televisione, spesso, ha perso di senso. Prova quindi a riagganciarli RaiPlay, la piattaforma multimediale della tv di Stato, che si sta, negli ultimi anni, ritagliando una sua buona fetta di mercato e visibilità. Lo fa con un pacchetto di serie televisive, come è giusto per un broadcaster pubblico, che oltre a piacere abbiano anche una finalità sociale. La scommessa è partita mercoledì 28 ottobre con la fiction Stalk, 10 puntate da 23 minuti prodotte da France Tv.

Il tema, si evince dal titolo, è appunto quello dello stalking. Lux, un geek eccezionalmente dotato, viene umiliato, appena entrato in una prestigiosa facoltà di ingegneria, dagli studenti più anziani. Mentre il suo sogno diventa un incubo decide di vendicarsi. Per farlo utilizzerà le sue capacità informatiche. Da quel momento sarà lui a perseguitare i suoi compagni, hackerando cellulari e computer. Ma nel farlo si accorgerà di essere diventato come i suoi tormentatori, se non peggio. La serie, pensata con episodi brevi, proprio per il binge watching, è solo la prima di un nutrito gruppetto che si caratterizza per mettere sempre in luce un elemento critico delle vite dei giovani. A gennaio arriverà Mental, 8 episodi da 25 minuti. La fiction ci porta nel reparto psichiatrico di un ospedale, 4 adolescenti combattono per trovare equilibrio e sfuggire dal disagio mentale. A febbraio invece sarà il turno del format norvegese Nudes, 10 episodi da 25 minuti. Racconta la storia di 3 ragazzi che, in seguito alla divulgazione on line di immagini di nudo, vengono catapultati in una brutta realtà. Tutti temi forti, ma come ha spiegato Elena Capparelli, la direttrice di RaiPlay, al Giornale: «Come servizio pubblico ci sembrava giusto fornire ai giovani delle narrazioni vicine a loro. Che li facessero riflettere senza semplificare e senza pontificare dall'alto. Queste serie lo fanno e con una modalità comunicativa che è loro vicina, e che magari nei canali tradizionali non trovano». Va nello stesso senso anche un programma prodotto direttamente da RaiPlay e che arriverà dal 17 novembre. Si intitola Tu non sai chi sono io ed è condotto da Alessandro Sortino. Ci spiega di nuovo Capparelli: «Si muove tra il docu-reality e il vlog, in cui 12 protagonisti giovanissimi si raccontano ai loro cari. Un esempio di come creare comunicazione tra giovani e adulti». E in un momento in cui anche causa pandemia i giovani sono più soli potrebbe essere utile.

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