Paolo Conte: "Resto un artigiano ma non ho perso la voglia di sognare"

A 77 anni pubblica un nuovo disco e a fine mese parte in tour. "Però ho altri interessi, ad esempio la Settimana Enigmistica..."

da Rocchetta Tanaro (Asti)

Torna, popolare e al tempo stesso colto, raffinato e nel contempo ruvido, un po sabaudo un po francese... Torna Paolo Conte per raccontare le sue storie di ordinaria poesia, quelle narrate nel nuovo album Snob , quindici canzoni sospese tra vita e sogno in uscita oggi. Torna sposando i brani più intimisti (piano e voce in Donna dal profumo di caffè ) a quelli più ritmati, unendo elettronica e suoni classici nel consueto (ma sempre nuovo) melange di sonorità evocative.

Nel disco si parla di un mondo elegante e raffinato fatto di belle donne e sogni, elegante e popolare, esiste ancora questo mondo?

«Tutto ciò che scrivo esiste o almeno è bello pensare che esista».

Come mai il titolo Snob?

«Non si riferisce certo a me. Come sempre prendo il titolo di uno dei brani e lo uso come titolo. Poi bisogna tener conto che ho un pubblico internazionale e la parola snob è facilmente intelligibile. Comunque per me esistono tre tipi di persone non ordinarie: intellettuale, snob e dandy. Naturalmente la mia preferita è dandy. Lo snob è raffinato ma anche un po' parvenu».

Ultimamente aveva manifestato una certa fatica o ritrosia a scrivere canzoni, ora ben 15 nuovi brani. Da cosa è nata la scintilla?

«Non so da cosa sia nata ma certo una scintilla c'è stata e mi è scattata la voglia di scrivere testi e musica».

Come definisce la sua musica?

«Mi piace immaginarla come artigianato popolare, perché la parola arte mi fa un po' paura. L'artista deve possedere una serie di regole che lo guidino nello scrivere, altrimenti la canzone rimane un sogno».

Lei ha detto che il momento di maggior godimento è la composizione?

«È vero, è il momento vergine, la musica ti fa sentire bene. Le parole invece bisogna friggerle in padella, si sente il peso del linguaggio, invece quando si scrive musica si sta in aria, si sogna».

Un tempo diceva di ispirarsi al Duke Ellington del 1927, e oggi?

«Certo i miei anni preferiti sono gli anni Venti, ma amo anche gli anni Dieci e gli anni Quaranta, io viaggio avanti e indietro nel tempo. Sono vecchio e ancorato ad alcuni principi estetici. C'è una grossa differenza fra musica attuale e moderna. Io appartengo al moderno. L'attuale ha un senso perché viene suonato oggi ma non ha la forza rivoluzionaria del moderno».

Sono passati quarant'anni dal suo primo disco e sono cambiate tante cose nel pop, come vede la situazione oggi?

«Mi pare che tutto sia peggiorato, la produzione artistica è lo specchio dei tempi e in giro non si respira aria creativa. È scomparsa l'armonia e di conseguenza non c'è più melodia. C'è qualche bel ritmo ma è fine a se stesso».

Come vede il futuro?

«Non sono ottimista. Ho conosciuto i cantautori storici, gente come De André e Guccini, persone coltissime, molti oggi mi sembra soltanto che improvvisino canzoni».

Come si sente in questo contesto?

«Io sono sempre stato fuori dalla mischia. Ho usufruito del successo dei cantautori storici ma venendo da un altro mondo. Loro venivano dall'università e dalla voglia di fare politica, io dalla musica di consumo».

E si è sentito a suo agio?

«Non mi sento mai a mio agio ma ho trovato tanti amici e un pubblico. Al Premio Tenco la prima volta ho cantato due canzoni poi sono scappato perché avevo paura di annoiare».

Nelle sue canzoni lei sembra sempre aver voglia di altrove.

«La voglia di altrove è tipica di molti Novecentisti, raccontare storie semplici ma proiettate in un altro mondo più colorato, più attuale. Uso questa tecnica per pudore».

Che tipo di musica ascolta oggi?

«Il canale 138 di Sky di musica classica».

E i talent show?

«Li ho guardati ma preferisco la classica».

Il 25 ottobre da Legnano parte la sua nuova tournèe; tornerà a fare concerti a pieno regime?

«No, dopo questo giro di concerti mi fermerò un po', ho tanti interessi da coltivare tra cui la Settimana Enigmistica».

E la pittura?

«Devo riprendere, ora che vivo in campagna ho più spazi all'aperto, perché ho il problema dello spazio».

Suonerà i nuovi brani in concerto?

«Pochissimi. Bisogna che sedimentino prima di regalarli al pubblico».

Cosa pensa di Stefano Bollani che è pianista jazz eclettico e che fa anche la sua imitazione? Un duetto?

«È grande e ha lo spirito giusto, ma io sono un solitario, non potrei lavorare con nessuno».

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