Morto "Hurricane", pugile cantato da Bob Dylan

Rimase in carcere diciannove anni per tre omicidi mai commessi

Morto "Hurricane", pugile cantato da Bob Dylan

Bob Dylan e Muhammad Alì ne hanno preso le difese e ne hanno celebrato la figura; è Rubin Carter, meglio noto come «Hurricane», il pugile accusato - ingiustamente - di triplice omicidio e rinchiuso in carcere per 19 anni. Se n'è andato a Toronto, a 77 anni, nel sonno, per un cancro alla prostata, dopo una vita drammatica, ancora oggi simbolo dell'ingiustizia razziale. «È stato sbattuto in una cella/ma un tempo avrebbe potuto essere il campione del mondo», cantava Dylan nel suo brano Hurricane, dedicato al pugile.

Un personaggio dalla vita turbolenta (finì al riformatorio e in galera per alcune rapine) ma che pagò salato il fatto di essere un nero nell'America degli anni Sessanta. Il 17 giugno 1966, alle 2.30 del mattino, due uomini fecero irruzione nel Lafayette Bar & Grill di Paterson, nel New Jersey, e uccisero sul colpo due persone. La terza vittima, una donna crivellata di proiettili, morì un mese dopo e una quarta sopravvisse ma perse un occhio.

Alfred Bello, un noto mafioso, raccontò alla polizia di aver visto due neri su una macchina bianca fuggire dal bar, e in seguito (insieme ad un altro testimone) riconobbe Rubin Carter e un suo amico, che avevano la stessa vettura, in cui gli agenti trovarono una pistola calibro 32 e proiettili di un fucile calibro 12, come le armi che avevano sparato al Lafayette Bar. Al processo questi elementi portarono la giuria, formata da 12 bianchi, a condannarlo all'ergastolo. John Artis, condannato con lui per gli omicidi, ha detto: «Era il campione dei derelitti, è stato Davide contro il Golia del sistema giudiziario». Così finì la carriera dell'uomo che - tra i pesi mediomassimi - aveva vinto 24 incontri su 20, quasi tutti per KO, battendo persino il grande Emile Griffith. Ma molti personaggi famosi cominciarono a battersi per lui come Muhammad Alì, che gli dedicò una vittoria, come Joni Mitchell e Roberta Flack che organizzarono concerti-evento per lui, come Denzel Washington che lo celebrò in un film.

Il più attivo fu senz'altro Bob Dylan, che lo volle incontrare dopo che Carter - conoscendo le sue battaglie per i diritti civili - gli aveva inviato l'autobiografia The Sixteenth Round (con sottotitolo «da sfidante numero 1 al numero 45472»). Così Dylan, nel luglio 1975, incise Hurricane, brano di quasi nove minuti per cantare l'innocenza del pugile. La canzone - contenuta nell'album Desire - fu modificata nel testo togliendo tutti i veri nomi delle persone coinvolte nel processo, perché Carter era ancora in galera. Sarebbe uscito dieci anni dopo, quando un giudice sentenziò che l'accusa «era basata su motivazioni razziali». Dylan non ha più interpretato il brano in concerto da quando Hurricane è stato definitivamente assolto nel 1988.

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