Samuele Riefoli: "Travolto dall'arte di papà Raf e le sue 20 chitarre!"

Il figlio dell'artista con il nome d'arte D'Art duetta con il padre nel brano inedito “Samurai”. Amante della trap americana, Samuele musicalmente si sposterà in quella direzione e non solo, tra i suoi artisti italiani preferiti ci sono thaSupreme, Mahmood e Ultimo

Samuele Riefoli in arte D'Art è il figlio di Raf. Ha 19 anni ed è iscritto all'Università Luiss di Roma. Il giovane cantante ha deciso di duettare con il padre sulle note di “Samurai”. È il loro primo lavoro insieme. Il brano è il singolo inedito con cui Raf e D’Art hanno presso parte al nuovo progetto interamente dedicato alla musica “Ringo – Insieme si Vince!”. “Samurai nasce da uno spunto musicale che mi ha fatto ascoltare un mio collaboratore, bassista degli Apres La Classe, Valerio Bruno, in arte Combass – racconta Raf - che io poi ho sviluppato, mentre per il testo io e Samuele ci siamo ispirati alla The Lone Wolf un telefilm degli anni 90 che parla di un samurai che non era al servizio di nessun padrone e girava insieme a suo figlio e affrontavano insieme una serie di vicissitudini, sempre a favore di ciò che ritenevano giusto”.

D'Art, anzitutto perché questo nome d'arte?

“Quando avevo 13 anni portavo i capelli lunghi e il pizzetto perciò mi chiamavano D'Artagnan. Tra l'altro proprio con questo nome ho pubblicato le mie prime cose su Youtube, che poi ho cancellato perché erano campionamenti su basi di altri e non avevo i permessi per poterli incidere. Oggi ho deciso di recuperare quel nome d'arte, accorciandolo in D'Art”.

“Samurai” cosa rappresenta per te?

“È un brano biografico, ma è anche una metafora che invita a lottare e superare i problemi di tutti i giorni”.

Quali sono le tue difficoltà oggi?

“Ho solo 19 anni e probabilmente le difficoltà vere della vita dovrò ancora affrontarle. Diciamo che a scuola ci ho messo un po' per terminare gli studi, non ero molto bravo. Ora mi sono iscritto alla Luiss in Economia. Chissà come andrà, di certo non sono un fan numero 1 di Economia (ride, ndr). La maggior parte degli studenti si iscrivono a questa facoltà perché pensano sia un settore che poi porta a far soldi, però a me muove la passione della musica”.

Il tuo piano A rimane la musica?

“Spero proprio di sì. Mi piacerebbe poter rivivere un po' la storia di mio padre, che studiava Architettura a Firenze poi nella sua vita è entrata prepotente la musica. Successivamente è arrivato talmente tanto successo che si svegliava ogni giorno in un Paese diverso”.

Quanto ha inciso tuo padre nella tua passione musicale?

“Ti dico solo che sin da piccolo a casa abbiamo 4 pianoforti e 20 chitarre. Quindi gli strumenti ci sono sempre stati in giro e li ho sempre avuti davanti. Ricordo che ero ancora bambino e mio padre mi ha regalato una chitarrina personale per imparare a suonarla. Da lì ho cominciato, poi ho preferito quella elettrica, mi faceva lezioni il suo chitarrista Adriano, veniva tutti i weekend. Ho fatto lezioni in una scuola, ho smesso per due tre anni. Ora ho ripreso a suonare la chitarra acustica per accompagnarmi mentre canto. Mio padre mi sta spingendo a studiare anche il pianoforte”.

Hai scritto dei pezzi?

“Ho tante idee in testa e ho inciso 'Samurai' con papà, anche per distaccarmi dalla sua figura e creare un pubblico mio, fatto di coetanei. Stiamo cercando la gente giusta con cui lavorare e lanciare un progetto bello a febbraio del prossimo anno”.

Febbraio, quindi, hai in mente Sanremo Giovani il prossimo anno?

“Facciamo a marzo allora dai, (ride; ndr)”.

Ti senti un peso di responsabilità addosso per essere “figlio d'arte”?

“Di certo quando c'è papà devo stare più attento alle interviste, adesso però lui non è qui con me (ride, ndr). Quando canto con lui, sto attento a non stonare... Detto questo per essere figlio d'arte ovviamente mi aspetto di tutto, di essere giudicato in tutti i modi... Però, ad esempio, c'è il figlio di Gianni Morandi, Tredici Pietro, che non solo è molto bravo ma è riuscito a creare una sua immagine, totalmente distaccata da quella del padre. I giovani oggi lo identificano con la sua personalità e la sua musica. Ecco a me piacerebbe proprio accadesse lo stesso con me”.

Ascolti Hip Hop, trap americana, sarà questo il tuo mondo?

“Non mi piace definirmi trapper, non è quello che vorrei essere. Mi vedo più sulla scia della musica di Post Malone oppure Coez e Gazzelle. Anche se nella trap italiana c'è thaSupreme che è un vero genio, penso che sia uno dei pochissimi se non l'unico a poter spaccare in America. Sul fronte del rap però si sta verificando un fenomeno strano. Sta aumentando la quantità di chi vuol fare rap, ma si sta abbassando la qualità generale”.

Però il pop italiano gode ancora di buona salute, se si considera che Tiziano Ferro ha conquistato il disco d'oro in una settimana...

“Certo il pop italiano sta bene, ma anche perché ci sono tanti artisti innovativi come Mahmood. Ultimo poi mi è sempre piaciuto, anche se il suo comportamento a Sanremo l'ho trovato un po' infantile, quando non ha accettato la vittoria di Mahmood. Lo ascoltavo molto prima che diventasse famoso, quando aveva 5mila views sui suoi video. Lo feci sentire a mio padre e mia madre, dicendo loro 'questo ragazzo, Ultimo, diventerà qualcuno'. Così è andata!”.

Hai anche un futuro come talent scout?

“Perché no? (ride, ndr)”.



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