Se i nostri talenti pop sono più celebrati all'estero che in Italia

Abbiamo artisti che nel mondo fanno il tutto esaurito o raggiungono share stellari in tv. Ma a noi piace esaltare gli stranieri che magari valgono molto meno...

Se i nostri talenti pop sono più celebrati all'estero che in Italia

Ma a noi piace così. Deprimerci. Dimenticare gli onori e considerare solo gli oneri. Prendete il mondo dello spettacolo: il nostro è tafazzismo puro, autentiche amnesie dei successi italiani e contemporanea esaltazione di quelli altrui. Una volta si chiamava provincialismo. Ora è semplicemente una deriva psicologica autodistruttiva e, soprattutto, controproducente.

Qualsiasi paese avesse un talento controverso ma puro come Giovanni Allevi che fa tour tutti esauriti in Giappone e nel Sud Est asiatico (occhio: non date promozionali, ma ingaggi di promoter locali) lo esalterebbe invece di massacrarlo alla prima occasione come per l'Inno per la Lega Calcio di Serie A. L'Italia ha superstar come Laura Pausini che fa il sold out ovunque, è stata protagonista di due talent show in Messico e Spagna e da vent'anni vende milioni di dischi all'estero, eppure conserva quell'istinto atavico per esaltare lo straniero. Qualsiasi. Basta che venga da fuori. Dall'estero. Allora si snocciolano numeri che spesso sono irrisori al confronto di quelli dei nostri artisti. O successi che, tutto sommato, non sono niente di che in confronto a ciò che combinano i nostri. Andrea Bocelli è fuori gara, visto che è realmente uno degli artisti più riconosciuti e riconoscibili nel mondo. Eppure in Italia ha faticato a trovare quella unanimità di consenso che all'estero è stata immediata.

E non è l'unico.

D'altronde questo è il nostro difetto principe: parlare dell'Italia peggio di come ne parlano gli stranieri. Si vede in tutto. E nel mondo dello spettacolo, che per sua natura è più globale, il confronto è ancor più stridente. Naturalmente qui non si parla delle superstar riconosciute ma, al limite, di quanto tempo hanno impiegato a diventarlo a casa nostra. Ricordate quante ironie su Monica Bellucci, oggi applaudita come donna oltre che come attrice? O lo snobismo critico che accolse Paolo Sorrentino quando decise di trasferire intuizioni e telecamera negli Stati Uniti? Sembrava avesse deciso di partire per la Legione Straniera. In realtà l'Italia è riuscita a diventare trend setter nell'arte mondiale quando ha saputo esaltare i propri talenti, ad esempio al tempo del neorealismo o di Modugno superstar negli Stati Uniti. Ed è tornata a essere provincia dell'Impero ogni volta che si è richiusa passivamente nella lamentela compiaciuta, nel paragone al ribasso.

E non è soltanto il caso del Volo, ancora faticosamente impegnati a ricevere una consacrazione di critica in Italia mentre all'estero vanno in tour con Barbra Streisand. È il caso ad esempio di Carmen Consoli che il New York Times ha recensito con toni entusiasti. E che David Byrne ha voluto al Meltdown Festival alla Royal Albert Hall di Londra. O di Raphael Gualazzi, che in Francia considerano sulla strada di Paolo Conte e che all'Eurovision Song Contest del 2011 è arrivato secondo nonostante una formula musicale tutt'altro che pop, anzi: molto complessa, quasi virtuosa, tipicamente jazz. Segno che il fascino italiano all'estero è molto più efficace che in Italia.

Lo conferma anche l'impennata di Fortunato Cerlino, l'attore che ha recitato Pietro Savastano nella serie Gomorra ed è diventato il Rinaldo Pazzi della serie americana Hannibal (lo stesso ruolo ricoperto da Giancarlo Giannini nel film di Ridley Scott). Ora gli agenti e i produttori americani sono sulle sue tracce, lo cercano perché ha il volto bello dell'attore di teatro ma ha l'agilità interpretativa di chi conosce bene la macchina televisiva. Insomma, un professionista di nuova generazione. Come Marta Gastini, rivelazione italiana degli ultimi anni che Anthony Hopkins ha voluto ne Il Rito e ha recitato pure nelle vesti di Giulia Farnese sul set della serie di Sky dedicata ai Borgia. Insomma abbiamo un parterre di giovani che sta crescendo con una forza e una credibilità che il resto del mondo ci invidia e, naturalmente, ricerca. Ma tutto ciò non scalfisce neanche un po' il masochismo esasperato di chi continua a pensare che siamo sempre figli di un dio minore e che comunque all'estero lo fanno meglio. Un peccato capitale in un paese che, oltre a ridurre il debito, dovrebbe aumentare l'autostima.

Commenti