Claudio Brachino: "Sempre più notizie e meno gossip"

Il direttore di Videonews, da poco tornato in onda su Mattino Cinque: "L'informazione Mediaset cresce"

Da una decina di giorni Claudio Brachino è tornato in video per i telespettatori di Mattino Cinque sulla rete ammiraglia di Mediaset. «Ma io resto soprattutto il direttore di Videonews, un impegno che mi appassiona e assorbe», sottolinea. «Anche quando sono in onda, nei break pubblicitari, i colleghi mi chiedono indicazioni per gli altri programmi della testata». Da Quarto grado a Terra, da Quintacolonna a Verissimo, tanto per citarne alcuni.

Comunque sia, il tuo è un ritorno dopo un periodo di lontananza dal video.
«Ho vissuto gran parte della mia vita professionale in diretta. Ho condotto per tanti anni il Tg4, quando c'erano solo telenovele. Nel 2007, diventato direttore, l'azienda mi ha chiesto di avviare il mattino di Canale 5, una stagione che si è conclusa al 22 per cento di share medio. Poi ho fatto lo start-up del pomeriggio e della domenica pomeriggio, dove abbiamo introdotto la cronaca e la politica prima che lo facesse Giletti. E, pur avendo mantenuto Top secret, un cameo giornalistico la domenica sera su TgCom24, mi sono concentrato nel ruolo di direttore. Anche se ora, per una serie di ragioni, sono tornato al mattino».

L'eterno ritorno di Brachino...
«È sempre un nuovo inizio, un ricominciare da capo. Sono un vecchio amante di Borges e ricordo quello splendido racconto intitolato Pierre Menard, autore del Chisciotte in cui uno scrittore tenta di ambientare il celebre romanzo di Cervantes nel Novecento ma finisce per scriverlo uguale all'originale. Solo che risulta assai diverso perché, nel frattempo, è completamente cambiato lo spirito del tempo. Fuor di metafora, sto riannodando il gomitolo del mestiere. E sono felice di aver ritrovato al mio fianco Federica Panicucci molto maturata. Anche in questi giorni, sulla cronaca così intensa della politica, le ho lasciato gran parte della conduzione».

Come ti dividi tra l'impegno della conduzione e la direzione di Videonews?
«È un bel carico, ma sono sempre stato un lavoratore. Con il passare degli anni ci si sveglia sempre prima. Semmai ne risente un po' la vita privata. Quando mi capita di avere amici a cena, alle 22 mi prendo la libertà di dire che voglio andare a dormire».

Com'è la tua giornata?
«Sveglia alle sei meno un quarto, alle sei l'edicolante mi porta i giornali, faccio le coccole alla cagnetta, do un bacio a mio figlio e alle 7 sono a Cologno per la prima riunione. Assisto alla Telefonata di Belpietro, poi alle nove vado in onda con due fogli e la scaletta, a braccio fino alle 11. Terminato Mattino cinque iniziano le riunioni per gli altri programmi. Videonews è una macchina che, grazie all'aiuto di cinque vicedirettori e un condirettore, corre dalle 8,35 del mattino con Belpietro fino alle 21,15 con Quinta colonna».

«Quarto grado» e «Quinta colonna» sono le ultime creature sul terreno dell'informazione. Dopo tanti esperimenti si sta trovando la chiave giusta?
«Il discorso è complesso. Videonews è una testata fatta di programmi ad alta gradazione di infotainment e altri di giornalismo puro. In una recente intervista Piersilvio Berlusconi ha detto che Retequattro diventerà il canale dell'informazione. Ci sono già due prime serate di successo: Quarto grado ha trovato una propria cifra e ragion d'essere testimoniata dal 10 per cento medio di share. Quinta colonna è decollato nell'ultimo anno al punto che ora è diventato anche striscia quotidiana. Del Debbio è un conduttore straordinario per autorevolezza ed equilibrio».

Troppe piazze e applausi tifosi frenano la possibilità di avere ospiti di primissima qualità?
«Non credo ci siano ospiti di serie A o di serie B. Quanto all'eccesso di piazze è una riflessione in atto. Quelle di Quinta colonna non sono piazze preesistenti, ma nemmeno pilotate da una sceneggiatura. È chiaro che, sbarcando nella fascia di Otto e mezzo doveva mantenere il proprio marchio risultato vincente. Pian piano la versione quotidiana saprà precisare il proprio stile di racconto».

La vostra difficoltà sta forse nel fatto che il pubblico di Mediaset è meno assetato d'informazione di quello della Rai e di La7?
«Non credo ai pubblici divisi, credo al telecomando. Credo che il telespettatore vaghi e si fermi dove trova qualcosa d'interessante e credibile. Poi, certo, ci sono abitudini d'ascolto consolidate».

I contenitori del mattino e del pomeriggio hanno il grado di autorevolezza giusta?
«Secondo me sì. Però stiamo attenti a non usare il termine contenitore in modo generico. Al loro interno ci sono prodotti adatti al mattino e altri al pomeriggio. Negli ultimi tempi gli eccessi di voyeurismo e rissosità sono stati smussati a vantaggio dell'autorevolezza».

Un'idea, un conduttore, una formula che invidi alla concorrenza?
«Forse è una questione di età. Nel '93 mi capitò d'intervistare Santoro a una convention di Publitalia. Credo che dovremmo imparare a realizzare quel tipo di programmi - anche quello di Floris è così - costruiti sulla dialettica tra tesi e antitesi. Senza il bisogno di giungere per forza a una sintesi intermedia finale».