Il serial killer di James Franco fra peluche, ferocia e necrofilia

Il serial killer di James Franco fra peluche, ferocia e necrofilia

nostro inviato a Venezia

Vive da solo in una stamberga tra i boschi della contea di Sevier, Lester Ballard: il padre si è impiccato quando lui era bambino. Nell'ancor breve galleria di depravati che ci ha finora presentato la 70esima Mostra veneziana il vagabondo interpretato da Scott Haze, candidatissimo alla Coppa Volpi come miglior attore, è certamente il più estremo. Lontano da qualsiasi parvenza civile, ispido, sporco e ricurvo, questo serial killer si muove come un animale in cattività, impugnando un fucile che gli dà sicurezza nelle sue incursioni nei sentieri delle aride colline del Tennessee, accompagnate da uno struggente banjo country. Un essere selvaggio e bestiale. Difficile immaginare qualcosa di più abbietto della sua necrofilia. Eppure, mette in guardia Cormac McCarthy, l'autore dal quale James Franco ha tratto il film, anche lui, persino lui, «è un figlio di Dio, come voi». S'intitola infatti Child of God, questa pellicola applaudita alla proiezione per i critici e firmata dal poliedrico attore californiano protagonista della giornata di ieri al Lido essendo anche nel cast di Palo Alto che l'esordiente figlia d'arte Gia Coppola ha preso dai racconti dello stesso Franco: qui si tratta di storie di adolescenti vulnerabili, privi di riferimenti adulti credibili, angosciati e persi tra la marijuana e il sesso per dimenticare le inquietudini della loro età feroce.
La ferocia di Lester Ballard, invece, è tutt'altro che metaforica. E affiora nella sua brutalità quando ritrova il cadavere di una ragazza sul sedile posteriore di un'auto abbandonata. Dominato dall'istinto più animalesco, si sfoga sessualmente sul corpo inerte della defunta ancora calda, prima di trascinarla nel suo tugurio pieno di animali di peluche, i suoi unici amici. E dove ripeterà il macabro rituale. Ma Lester ama la sua preda e le regala un fiammante abito rosso...
Come per il protagonista di Joe, visto l'altro giorno alla Mostra, c'è uno sceriffo che prova ad addomesticare l'inclinazione violenta di Lester. Ma a differenza del personaggio interpretato da Nicolas Cage, qui la redenzione si allontana. Progressivamente Ballard affonda nella degenerazione, nascondendo le sue vittime negli anfratti della collina dopo che la sua capanna è andata a fuoco. «Il mio punto di riferimento cinematografico è stato Taxi Driver, un'opera che ha al centro un pazzo che però non manca della sua attrattiva», ha rivelato Franco all'incontro con i giornalisti. Ma oltre a Scorsese, sono Gus Van Sant e i fratelli Dardenne i cineasti prediletti dall'attore-regista californiano che si accinge anche a un lavoro sulla Trilogia della frontiera, sempre di McCarthy. «Child of God non è un thriller o un film dell'orrore, ma soprattutto lo studio di un personaggio», ha specificato ancora Franco.
Respinto dalla civiltà, i corpo a corpo con i cadaveri di Ballard sono un modo disperato di comunicare con qualcuno che finalmente non lo rifiuti. Particolarmente simbolico l'ultimo dei tre capitoli della pellicola che si svolge in gran parte nelle caverne. Meandri oscuri, viscere spaventose, sede delle nostre perversioni, ventre della terra dalla quale si può rinascere. Ballard è un uomo disturbato e braccato, fatto quasi esclusivamente di viscere. Ma anche lui può tornare a veder la luce, bucando la scorza terrestre. «Ho cercato di dare a questo personaggio leggerezza, un aspetto di Charlot», ha spiegato Scott Haze, che lavorerà ancora con Franco nel prossimo biopic di Bukowski. «Lester Ballard è un uomo goffo che non riesce neppure a trascinare un cadavere sulla scala. E io l'ho reso così».