Sgorlon troppo coraggioso per gli editori conformisti

Escono "Allarme sul Neckar" e "L'isola di Brendano" Il primo, presentato sotto pseudonimo, fu rifiutato

Scherzi del destino: lo Sgorlon inedito che gli editori rifiutarono senza leggerlo torna ora con tutti gli onori e fa parlare di sé. Ne tornano, anzi, addirittura due: perché oltre a L'isola di Brendano, uscito da Mimesis, il romanzo Allarme sul Neckar inaugura una collana voluta dalla vedova Edda e pubblicata da Gaspari.

Tanto fervore intorno allo scrittore friulano controcorrente e conservatore, discretamente avversato dalla intellighentsia di sinistra (ma non dal conterraneo e amico Pasolini), si spiega solo in parte con i dieci anni trascorsi dalla scomparsa. C'è anche, ad attizzare la curiosità, la strana vicenda di Allarme sul Neckar, che Carlo Sgorlon scrisse nel duemila ma rinchiuse nel cassetto in seguito a una curiosa scommessa che fece, e perse, con se stesso. Se l'avesse presentata sotto falso nome - si chiese allora inventandosi quello di un principiante qualsiasi - la sua opera sarebbe stata presa in considerazione e pubblicata? Affidò a un amico avvocato, con il compito di fingersi agente di un presunto scrittore in erba, la spedizione del romanzo a molte delle principali case editrici. E queste, prevedibilmente, lo lasciarono ammuffire nei magazzini, o in qualche caso lo rispedirono al mittente senza neppure aprire la busta che conteneva il manoscritto. Dunque, concluse Sgorlon, è vero che la letteratura italiana agonizza per mancanza di coraggio e fiducia negli autori non raccomandati! Finì che Allarme sul Neckar, insieme a L'isola di Brendano ultimato poco prima di morire, vennero rinchiusi nel medesimo cassetto dello studio di Udine, un po' per la delusione e un po' in attesa di giudizio postumo.

Che ora è diventato possibile, tanto da far comprendere qualcosa di più riguardo a quella scommessa perduta. La trama dei due libri, a differenza dell'andamento favolistico dei suoi più famosi - da Il trono di Legno al Il Circolo Swdenborg - è alquanto complessa e i caratteri dei personaggi soltanto abbozzati. Ma l'interesse dei racconti nasce dal fatto che Sgorlon vi si misura con la contemporaneità di fine Novecento, e tocca argomenti persino di moda, come lo sviluppo della tecnologia, la crisi della famiglia, l'emergenza ambientale, persino la profetica comparsa di un'epidemia. Però lo fa - questo è il punto - volgendo all'indietro la freccia del tempo. Tutto si svolge in una dimensione rigorosamente conservatrice e tradizionale, con parecchie concessioni alla metafisica e persino allo spiritismo. Ne L'isola di Brendano il protagonista è un architetto dotato di strani poteri, e incaricato di rimediare ai danni di un terremoto; in Allarme sul Neckar è uno smemorato musicista che ha perso la sua identità in seguito a un incidente automobilistico, ma trova la forza di costruirsene una nuova. Entrambi nascondono, sotto le apparenze di normalità quotidiana, una parentela segreta con le forze enigmatiche che governano il cosmo, e finiscono per distruggere la mentalità progressista e razionalistica dell'ambiente che li circonda. Il mistero dell'universo, gli strani effetti dell'elettromagnetismo e delle premonizioni, la comparsa di medium, rabdomanti e maghi sotto mentite spoglie, risvegliano interrogativi estranei al modo di pensare corrente. A tratti, fra colpi di scena, complotti e apparizioni mefistofeliche, pare quasi che Sgorlon si avventuri in territori letterari molto lontani dai suoi, come quelli di Dan Brown e Stephen King. Salvo che qui non ci sono trame segrete da denunciare, né forze occulte da affrontare. Ogni cosa avviene in apparente normalità, ma è come se i vari personaggi che si presentano sulla scena venissero risucchiati ad uno ad uno nel mondo filosofico di Sgorlon, tanto inattuale da risultare provocatorio, e ne diventassero testimoni.

Fra i temi ricorrenti, nelle trame complesse e difficilmente riassumibili dei due romanzi, c'è la famiglia tradizionale, presentata come unica garanzia di pienezza dell'essere, oggi oscuramente minacciata da forze disgregatrici. La casa, ricettacolo di forze e presenze del passato, ma anche punto di partenza per una rifondazione spirituale dei suoi abitanti. C'è la sfuggente e silenziosa presenza di Dio nelle cose, una entità inconoscibile che corre verso di noi alla velocità della luce, cominciando nel punto in cui l'universo è esploso nel Big Bang, e «non ci ha raggiunto dopo quindici miliardi di anni». E, ancora, si manifesta l'attrazione per l'universo arcaico da cui tutti discendiamo, di cui la forza dell'eros, il mito e la musica (rigorosamente lontana dagli sperimentalismi atonali) costituiscono le grandi chiavi interpretative. Non manca la critica radicale alla tecnologia che travolge l'umanità contemporanea nella sua «frenesia del mutare». E poi compare un certo pessimismo ecologico, in cui non ha spazio però il radicalismo modaiolo alla Greta Thunberg, e traspare invece un oscuro presentimento riguardo al futuro della nostra civiltà, incapace di impegno e sentimenti duraturi, timorosa di catastrofi ed epidemie, sempre più lontana dal desiderio di prolungarsi e generare una discendenza. Entrano poi in scena le forze del male, intese come realtà non puramente psicologiche ma reali, bisognose di esorcismi. Infine, estrema provocazione, c'è l'accettazione del mondo così come è, senza pretese rivoluzionarie o dubbie promesse ideologiche di chi vorrebbe salvare il pianeta per trasformarlo in paradiso terrestre. Ce n'è abbastanza, insomma, da provocare una crisi di rigetto immediato nel pubblico abituato al radicalismo imperante, al rifiuto dei valori tradizionali, alla legittimazione di tutti i desideri con la conseguente moltiplicazione dei diritti. Per questo, probabilmente, i responsabili di tante case editrici hanno respinto concordi Allarme sul Neckar, senza nemmeno leggerlo, considerandolo a priori estraneo al loro target. Del resto, anche con L'isola di Brendano, probabilmente, sarebbe successo lo stesso. Ma forse oggi i tempi sono maturi perché questo Sgorlon controcorrente vada incontro a un migliore destino.

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