Spettacoli teatrali a rischio "Ridateci i contratti brevi"

Chiarot, presidente delle fondazioni liriche: "Dobbiamo poter assumere con flessibilità"

Spettacoli teatrali a rischio "Ridateci i contratti brevi"

Al momento s'è adottata una soluzione provvisoria, ed è l'Accordo Quadro del 6 dicembre. C'è però un vuoto legislativo da colmare, altrimenti potrebbero ripetersi casi come quello recentissimo del balletto Schiaccianoci a Roma che non è andato in scena per l'impossibilità di assumere, a tempo determinato, le maestranze. Alla radice c'è un combinato disposto tra la Sentenza del 25 ottobre della Corte di Giustizia europea e il Decreto Dignità. La sentenza cancella l'esenzione che consentiva ai teatri di assumere professionisti personale artistico e tecnico a tempo determinato anche oltre il limite stabilito dalla normativa generale. Senza questa deroga, il rapporto di lavoro rientra nel Decreto Dignità che a sua volta impedisce la stipula di contratti a termine di durata superiore ai 24 mesi, ed è stato introdotto un tetto massimo di proroghe. Il mondo musicale è però un settore che vive di flessibilità. Esempio. La Fondazione Arena di Verona sfodera un festival estivo di grandi numeri controbilanciato da una stagione invernale più composta, quindi d'estate la presenza dei cosiddetti aggiunti è alta: impensabile ipotizzare contratti a tempo indeterminato per tutti.

Ne parliamo con Cristiano Chiarot, sovrintendente prima a Venezia, ora a Firenze nonché presidente dell'Anfols (Associazione nazionale fondazioni lirico sinfoniche). «Le Fondazioni lirico-sinfoniche, data la loro natura, hanno regole particolari per la contrattualizzazione a termine. Possono esservi opere che, a differenza di altre, richiedono organici più ampi. Così come in una stagione vi sono momenti di maggiore attività, e anche lì prendi degli aggiunti con contratto a termine. La sentenza non dice che non puoi assumere a termine. La sentenza dice che nella legislazione italiana c'è un vuoto normativo poiché non è prevista penale per chi abusa di quest'operazione. Siamo quindi in attesa del provvedimento legislativo che copra il vuoto normativo». E il Decreto Dignità? «Non ci dà tranquillità nelle nostre scelte. Vorrei ricordare che siamo un'attività molto particolare, che tiene conto della temporalità».

«L'impossibilità di lavorare con gli aggiunti si trasformerà in un disastro culturale e artistico», lamenta Ruben Jais, direttore artistico dell'orchestra Verdi di Milano. «Fortunatamente la Verdi, con il suo organico di 85 musicisti regolarmente assunti, potrà sostenere il colpo senza rivedere la propria programmazione. Ma in caso di malattia o di particolari eventi dovremo fare nuove audizioni». Il direttore d'orchestra Renato Palumbo, in questi giorni alla Fenice di Venezia, ricorda che «oggi senza i musicisti aggiunti il repertorio si ridurrebbe enormemente. Per esempio sarebbe impossibile affrontare il grande repertorio del '900 che richiede grandi numeri».

L'Accordo Quadro del 6 dicembre 2018 prevede che si possa assumere per un massimo di 12 mesi con decorrenza dal 25 ottobre 2018, è stato messo a punto da Anfols con i sindacati Slc-CGIL, Fistel-CISL, Uilcom-UIL, Fials-CISAL. E' un antidolorifico a breve durata: ma bisogna operare il prima possibile. E comunque, ad oggi, tale accordo è stato recepito solo a Firenze, Palermo e al San Carlo di Napoli dove la sovrintendente Rosanna Purchia auspica che «il ministro Bonisoli affronti e risolva in modo definitivo questa annosa questione». Al Comunale di Bologna, «si stanno cercando soluzioni interne compatibili con le leggi nazionali». Mentre Anna Maria Meo, direttore Generale del Regio di Parma, ammette che in attesa «di maggiore chiarezza e di una definizione normativa, cerchiamo di mandare avanti la programmazione artistica valutando le diverse produzioni di volta in volta, per tutelare il ruolo della Fondazione e garantire il servizio ai cittadini». Dal Regio di Torino si dichiara che «la direzione del teatro, le RSU e le organizzazioni sindacali territoriali stanno lavorando in un clima di massima collaborazione e cooperazione».

Chiarot è invece esplicito: «Auspichiamo che il provvedimento che ci riguarda sia presto approvato». Perché tanta prudenza potrebbe corrispondere a un fuggi fuggi del pubblico se vede - come sta capitando - spettacoli annullati o cambiati in corso d'opera.

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