Spielberg presenta il suo The Post "Lezione di coraggio per le donne"

Dal primo febbraio nei cinema arriva The Post, nuovo film di Steven Spielberg sui Pentagon Papers, i documenti che svelano i retroscena del conflitto in Vietnam e il coraggio dell'editrice Kay Graham che li ha svelati

"La stampa è al servizio dei governati non dei governanti". Gira attorno a questa chiave di lettura "The Post", l'ultimo film di Steven Spielberg che racconta dei cosiddetti Pentago Papers, i documenti che nel 1971 svelarono i retroscena della guerra del Vietnam e il ruolo cruciale dell'editrice Kay Graham nel renderli pubblici.

Il film, nelle sale dal primo febbraio, vede per la prima volta insieme Tom Hanks e Meryl Streep e racconta la storia di una delle più importanti battaglie per la libertà di stampa della storia, quando l'amministrazione Nixon tentò di bloccare la pubblicazione del rapporto sulla guerra del Vietnam commissionato dal ministero della Difesa Usa, in cui si evidenziava la responsabilità di ben quattro presidenti (Truman, Eisenhower, Kennedy e Johnson) più quella del quinto (Richard Nixon) intento a censurare la stampa.

"The Post" racconta la tenacia dello storico direttore del Washington Post, Ben Bradlee (Tom Hanks) e il coraggio della proprietaria del giornale, Katharine Graham (Meryl Streep) che pur di difendere la libertà di stampa mettono a rischio tutto, dall'azienda alla carriera fino alla libertà personale. Una lotta epica che si è rinnovata con diversa virulenza fino ai giorni d'oggi quando ha assunto dimensioni gigantesche e paradossali.

"La stampa è guardiana della democrazia, questo mi hanno insegnato", ha detto Steven Spielberg a Milano, "Ora la libertà di stampa è nuovamente minacciata. Da parte della stampa Usa abbiamo avuto sostegno e supporto anche perché deve combattere quotidianamente contro le accuse di fare disinformazione e si sente spesso etichettata come fabbrica di fake news se pubblica notizie che non piacciono a Trump".

In particolare il film si concentra sulla figura di Kay Graham, che si è trovata suo malgrado alla guida di un piccolo impero in un periodo in cui le donne erano relegate in secondo piano e addirittura uscivano dalla stanza quando gli uomini iniziavano a fare "discorsi seri", tipo politica o economia. Una donna che, padrona del Washington Post dopo il suicidio del marito, a cui il suocero aveva lasciato la guida del giornale ha il coraggio di sfidare tutti, dai banchieri ai suoi consiglieri fino, ovviamente, all'amministrazione Nixon e, grazie al suo direttore, trasforma il secondo giornale di Washington in uno dei primi degli Stati Uniti in grado di far cadere un presidente (il Watergate, il cui scandalo scoppierà proprio grazie al giornale diretto da Ben Bradlee nel 1972).

Il tema di una donna al comando di un'azienda per la prima volta nella storia degli Stati Uniti diventata un modello per molte e un esempio da seguire e assume oggi un'importanza particolare. "La prima sceneggiatura è stata completata da Liz Hannah 6 giorni prima delle ultime elezioni presidenziali Usa", ha spiegato Meryl Streep, "Tutti eravamo convinti che raccontando questa storia avremmo guardato al passato, convinti che avremmo avuto una donna presidente degli Stati Uniti. Invece le cose sono andare diversamente e con la nuova amministrazione è aumentata l'ostilità verso la libertà di stampa e c'è un atteggiamento negativo verso le donne. Ora il film si deve leggere diversamente perchè rappresenta quanta strada non abbiamo fatto. Ma è una lezione di coraggio per le ragazze".

E poi c'è Ben Bradlee, che non accetta di essere alla guida di un giornale di provincia e decide di sfidare il più importante quotidiano americano. "Il grande Ben Bradlee era uomo molto competitivo, una bestia", ha raccontato in conferenza Tom Hanks, "Era un giornalista che aveva una grande determinazione e non si accontentava di avere una storia qualsiasi, voleva la storia, quella dei Pentagon Papers. Nel giugno 1971 il Washington Post era in competizione col Washington Star, che allora era il primo giornale della città, ma lui pensava in grande e l'idea che il New York Times, che allora come oggi era il primo quotidiano del Paese, potesse avere una storia che il suo giornale non aveva lo teneva sveglio la notte, lo faceva impazzire. Lo faceva impazzire, come urla in una scena del film, soprattutto il fatto di essere secondi a casa propria".

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Commenti
Ritratto di Risorgere

Risorgere

Lun, 15/01/2018 - 17:46

Lezione di coraggio per le donne? Da parte di Meryl Streep? L'amica intima di Harvey Weinstein? Ma da che pulpito! Banda di ipocriti!

frabelli1

Lun, 15/01/2018 - 17:52

Ormai da qualche tempo Spielberg ha perso quella magia che l'ha reso famoso. Quesi suoi film pieni di speranza, voglia, ricerca e fantasia. L'età o qualcosa l'ha trasformato in un altro regista che non riconosco più.

frabelli1

Lun, 15/01/2018 - 17:54

Dimenticavo. Spielberg scopre solo sulla stampa di allora le fake? Oggi tutti i quotidiani Usa sono una presa in giro per il pubblico. Inventano notizie solo per danneggiare i nemici politici o quelli sgraditi agli editori. Una caduta senza via di scampo