Con "Strappare lungo i bordi" Zerocalcare colpisce duro tra le risa

Un’opera al tempo stesso divertente e toccante, grazie a un flusso di coscienza che, partendo con l’irridere piccole situazioni quotidiane, arriva a toccare i grandi temi della vita

Con "Strappare lungo i bordi" Zerocalcare colpisce duro tra le risa

Far ridere e far riflettere. Strappare lungo i bordi, la prima serie tv nata dal cuore, dalla mente e dalla matita del fumettista Zerocalcare, riesce nell’impresa grazie a un miscuglio perfetto di leggerezza, profondità ed empatia.

Noto in tv per le animazioni a Propaganda Live, su La7, e ritratto in copertina su un numero dell’Espresso di un anno fa col titolo "L'ultimo intellettuale”, Zerocalcare ha motivo di non risultare simpatico a tanti. A volte, però, serve chiudere un occhio sul background di un personaggio e godere semplicemente di quanto ha da offrire.

“Strappare lungo i bordi” è un viaggio travolgente in cui, con accento romanesco e a grande ritmo, si mischiano ricordi e sentimenti. Visivamente la prima serie d’animazione italiana disponibile su Netflix fa centro grazie alla semplicità e alla ricchezza di dettagli. Protagonista della storia è la versione cartoon dell’autore il quale doppia, con registri diversi, tutti i personaggi, a partire dai suoi amici d’infanzia, Secco e Sarah, (tranne l’Armadillo, la sua coscienza, la cui voce è di Valerio Mastandrea).

Quello che è una sorta di diario comico delle elucubrazioni paranoiche ed esistenzialiste di un logorroico di talento, dura novanta minuti divisi in sei episodi. Per quanto peculiare e relativo ad esperienze personali, il racconto suona da subito familiare nei contenuti: si analizzano infatti in maniera spassosa e maniacale situazioni quotidiane comuni che fanno da spunto per viaggi mentali sulle ali della verbosità. Il risultato è una rassegna di dubbi e idiosincrasie che generano la risata ma, un attimo dopo, possono lasciare il passo a riflessioni che sono un pugno nello stomaco.

Campione di deviazioni dall’argomento principale per mezzo di associazioni di idee a dir poco astruse, Zerocalcare descrive palmo a palmo e con metafore iperboliche i ragionamenti di chi è avvezzo ad alti e bassi emotivi e a iperattività psichica.

Ammettendo con onestà cristallina di essere cintura nera nella disciplina di schivare la vita, il trentaseienne mette in scena una spietata autoanalisi. Autodistruttivo con brio e preda di un conclamato quanto innocente egocentrismo, condivide quello che è un caos mentale solamente apparente e dal quale invece trae a poco a poco la lucidità con cui meditare sul senso della vita.

“Strappare lungo i bordi” è una serie farcita di citazioni della cultura pop Anni '90 eppure non è la fotografia di una generazione, quanto dell’essere umano: sebbene siamo in tempi carenti di punti di riferimento e di precarietà sia economica che relazionale, il maggior rispecchiamento si ha infatti ad un livello molto più profondo.

In itinere si sottolinea che vivere pensando di seguire una linea tratteggiata sia un’utopia e i bordi strappati a mano risultino, nella migliore delle ipotesi, sempre imperfetti. Passando in rassegna luci, ombre e cicatrici simili a quelle di ognuno di noi, nonché le sempreverdi e tragicomiche crisi esistenziali dell’età adulta, Zerocalcare fa sentire meno soli.

Si sorride amaro, non solo per la presenza costante di fantasmi come la paura del fallimento e il senso di inadeguatezza, ma per l’emergere di messaggi importanti e dall’asprezza sconcertante. Nel finale avremo chiaro cosa abbia legato ogni tappa di un racconto che sulle prime, volutamente, finge di essere spensierato e di non avere né capo né coda.

Avvolgere di leggerezza argomenti seri e talvolta drammatici significa regalare calore umano. Ecco perché “Strappare lungo i bordi” può servire davvero a scaldare con la scintilla del buonumore le zone più buie e fredde di noi.

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