Cultura e Spettacoli

Il "Tenco" canta oltre la sinistra

Chiamatela, se volete, rifondazione del Premio Tenco. Oppure l'anno zero del premio più prestigioso per la canzone d'autore

Il "Tenco" canta oltre la sinistra

Chiamatela, se volete, rifondazione del Premio Tenco. Oppure l'anno zero del premio più prestigioso per la canzone d'autore. Stasera al Teatro Ariston di Sanremo, tempio bifronte della canzone italiana, Enrico Ruggeri riceverà il premio alla carriera. Per la cronaca, Ruggeri non era invitato al Tenco dal 1988, praticamente due ere musicali fa. E domani tocca a Giulio Rapetti Mogol, anche lui premiato per la sua poesia musicata da Lucio Battisti. Uno dirà: ma come, il principale autore di canzoni della canzone italiana viene premiato soltanto adesso? Ebbene sì. Riassumiamo. Dopo 47 anni il Tenco si rassegna all'evidenza e va oltre le barriere politiche. Per carità, erano barriere non scritte, mai disciplinate da nessun regolamento né tanto meno consacrate da dichiarazioni ufficiali. Però chiunque può accorgersi che in mezzo secolo, salvo eccezioni che confermano la regola, il Premio Tenco ha avuto un'attenzione particolare per quella canzone che, oltre a essere semplicemente d'autore (sia detto con rispetto), era chiaramente schierata non solo per orientamento politico ma anche culturale. Il Tenco è stato per decenni un mondo a parte, legato a doppio filo con una sinistra molto schierata e anche con una sorta di radical chicchismo che nella musica cercava un altro canale di espressione. Era in sostanza il «non detto» del Tenco. Il non detto che però diventava realtà. Tutto lecito, sia chiaro. Ma nel complesso tutto assai limitativo per l'idea stessa della canzone popolare d'autore, oltre che dell'artista meraviglioso e sfortunato cui il premio è dedicato, ossia Luigi Tenco, libero, tendenzialmente anarchico e non compatibile con il formalismo ideologico che spesso ha avvolto ill Tenco. Da una parte la canzonetta. Dall'altra il Tenco. Un bipolarismo che è stato dannoso per la canzone d'autore nel complesso, arrivando quasi a identificare, sia pure per consuetudine, l'artista «da premio Tenco» e quello incompatibile.

Una classificazione frustrante per tutti e soprattutto per artisti di valore stratosferico e trasversale come Mogol che oggi riassume: «Hanno detto anche loro che è finito l'ostracismo». Evviva. Ma quanta fatica per arrivare alla liberazione.

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