Testi, comici e presenze politiche: sarà il Sanremo della par condicio

Lo show è a ridosso delle elezioni come nel 2013. Una grana per Orfeo. E una possibile fonte di polemiche per gag e battute

Chissà se i testi delle canzoni in gara sono stati filtrati dalle lenti della par condicio. Anche se è difficile che a Sanremo arrivino canzoni dal contenuto politico (i «combattivi» Stato Sociale non dovrebbero avere una canzone battagliera), l'edizione di quest'anno va in scena meno di un mese prima delle elezioni politiche. E, proprio come per la legislatura che è in via di conclusione, i talk show e la campagna elettorale sarà nel pieno proprio mentre all'Ariston si sceglie la canzone vincitrice.

I precedenti, si sa, sono stati molto turbolenti e il caso Crozza ne è la conferma più spettacolare. Il suo intervento nella prima serata del Festival 2013, iniziato con l'imitazione di Silvio Berlusconi, prese qualche fischio in sala e divenne oggetto di discussioni per settimane. L'Agcom stabilì a maggioranza assoluta che alla sua esibizione non era «applicabile il Regolamento elettorale della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Rai» e quindi la valutazione potrebbe diventare un precedente «liberatorio» per i comici attesi sul palco.

In sostanza, la satira non deve passare sotto le forche caudine della par condicio, almeno a giudicare dalle decisioni dell'Authority competente. Però rimane il fatto che qualsiasi intervento a sfondo politico creerebbe polemiche anche per la Rai, già osservata speciale ogni volta che attraversa una campagna elettorale. È assai difficile che la gestione Baglioni (un artista super partes come pochi) possa inciampare in qualche incidente di questo tipo. Però senza dubbio i comici chiamati a fare sketch al prossimo Festival dovranno soppesare con molta attenzione qualsiasi battuta, altrimenti apriti cielo. Già tutto ciò che transita su quel palco gode di una esposizione enorme, figurarsi se ci fossero gag su candidati oppure partiti... A proposito, è del tutto improbabile che - come accade spesso - l'Ariston diventi la passerella per esponenti politici, magari seduti in platea in attesa di qualche inquadratura «porta consensi» (discorso a parte per sindaco di Sanremo e presidente della Regione che storicamente hanno il ruolo di consegnare premi).

Per dirla tutta, sarà difficile per Grillo ripetere l'incursione del 2014 proprio davanti all'Ariston, che creò molte più polemiche di quanti furono gli spettatori del suo discorso. In fondo, il Festival di Sanremo è, per la quasi totalità degli spettatori, una parentesi abituale e attesa in palinsesti tv farciti di cronaca e politica. Imbottirlo di messaggi elettorali sarebbe controproducente per tutti.

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