La tragica conta delle stragi volute da Stalin

La tragica conta delle stragi volute da Stalin

A volte la grande storia si capisce meglio partendo da un caso singolo. La sera del 16 ottobre 1937 nella stazione di Chot'Kovo (Mosca) il controllore Vdovin entra nel bar dello scalo ferroviario palesemente già ubriaco. I baristi non vogliono dargli ancora da bere. Si infuria, li malmena, scaglia una bottiglia che colpisce il ritratto di Michail Kalinin, presidente del Presidium del Soviet supremo (come dire che è il capo dello Stato, anche se a comandare è Stalin). Il responsabile della stazione stila un verbale parlando di vandalismo. Quando questo verbale arriva nelle mani della polizia gli agenti iniziano però a scrivere che l'attacco al quadro era premeditato. Il reato diventa rapidamente un «atto o tentativo di atto terroristico contro un rappresentante del potere sovietico». Lo sfortunato ferroviere, interrogato, si sforza di spiegare che era ubriaco e non stava mirando al quadro. Tutto inutile, le carte sono già passate alla polizia politica. Il 29 novembre Vdovin, assieme ad altri 255 imputati, è portato davanti alla trojka dell'Nkvd di Mosca: viene condannato alla fucilazione. Sentenza eseguita quattro giorni più tardi, al poligono di Butovo.

In tempi normali avrebbe rischiato al massimo un anno di prigione. Ma nel 1937 erano iniziate le grandi purghe staliniane e ormai bastava pochissimo per lasciarci la pelle. Questa esplosione di violenza è raccontata da Nicolas Werth in Nemici del popolo. Autopsia di un assassinio di massa. Urss, 1937-1938, in edicola da oggi con il Giornale a 11,90 euro più il prezzo del quotidiano. Werth ripercorre quel periodo con l'ausilio delle carte degli archivi dell'Urss, che non erano consultabili sino agli anni '90, e porta avanti una ricostruzione molto più completa di quelle disponibili nel periodo precedente (come quella pionieristica di Robert Conquest). Del Grande Terrore si è infatti raccontato soprattutto il versante politico, i processi agli alti dirigenti del partito con cui Stalin si garantì un potere assoluto. Werth, invece, racconta la quotidianità del terrore e gli effetti sulla popolazione di un sistema persecutorio che, nel momento di massima attività, marciò al folle ritmo di 50mila esecuzioni al mese, 1600 al giorno. Gli effetti anche a livello demografico furono tremendi: durante il Terrore un sovietico adulto ogni cento fu fucilato alla nuca. Altri 800mila vennero condannati a una pena di almeno 10 anni di lavori forzati. Tutti gli altri vissero nella paura perpetua.

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