Gli uomini sono cattivi (i bambini ancora di più)

Un mondo senza adulti in balia dei bambini la cui bontà non è innata. Qui dilagano male, egoismo e cattiveria, senza che i nuovi "padroni" ne comprendano le conseguenze. La mamma di Anna lo sa: per questo lascia alla figlia un quaderno di regole

Gli uomini sono cattivi (i bambini ancora di più)

La spiaggia immobile, prima del mare che la bagna. Le onde scrosciano, ma è un rumore di sottofondo. Palermo è lontana. E, quando Anna e Astor arrivano, non c'è nessuno intorno. La rossa - almeno lì, almeno in quel momento - sembra un male lontano. Sulla battigia ancheggia, sinuoso e poetico, un elefante. I suoi lineamenti panciuti si stagliano, grigio scuro, contro l'orizzonte luminoso. Inutile cercare di capire cosa ci faccia lì, sulla spiaggia. Non importa. Ad Anna e ad Astor non importa. Si lasciano catturare dallo stupore di tanta bellezza: si inebriano della presenza di questo animale possente e tentano di accarezzarne la proboscide. Per un istante dimenticano tutto quello che è stato e non si preoccupano di quello che sarà. Perché i bambini sono così: liberi da qualsiasi costrizione ma soprattutto incapaci di non sottostare ai propri sentimenti, nel bene e nel male.

Anna, il successo di Niccolò Ammaniti che in questi giorni spopola sulla piattaforma Sky, non è una serie tv sulla pandemia. Certo, c'è quel male, la rossa, che ha sterminato tutti gli adulti. Riempie il corpo di macchie che trasudano sangue, ma soprattutto aggredisce i polmoni fino a strozzarli (un po' come il coronavirus, solo che il libro da cui è tratta la serie è stato scritto più di cinque anni fa). I bambini, i veri protagonisti di questo viaggio distopico verso l'inferno umano, non sono immuni. La covano dentro. Sanno che prima o poi esploderà anche dentro di loro. L'orologio biologico smetterà di correre quando diventeranno adulti. L'età dello sviluppo diventa così l'età della morte. Lo sanno tutti, ma non sembrano disperarsene. C'è chi crede, come Angelica, nella possibiltà di sfuggire da questo destino segnato. D'altra parte la picciridduna ce l'ha fatta. È ancora in vita, nonostante l'età. Ma è un ermafrodito e quindi non fa testo. Tutti gli altri non possono che mettere in conto di soccombere. E questa prospettiva ribata tutte le regole. In un mondo, in cui non ci sono più i grandi a guidarli, i bambini diventano estensori delle proprie leggi. Si trovano così a riscrivere la realtà sulla base delle loro esigenze primarie. Esigenze che soddisfano sulla base dell'umore del momento. Tutto decade. D'altra parte, come potrebbero stabilire cosa è bene e cosa è male se non ne conoscono nemmeno il significato? Soprattutto nei più piccoli non alberga ancora il concetto di male. Questo, tuttavia, non significa che non ne possano fare.

Com'è, dunque, un mondo senza gli adulti? A guardarlo da adulti è un terribile, un vero e proprio disastro. Anna è una di quelle serie tv che tolgono il fiato. Tiene incollati fino agli ultimi titoli di coda. Lo spettatore abbraccia il destino di Anna e Astor e li insegue lungo le strade devastate di Palermo. Ora che non hanno più i genitori a vegliare su di loro e sono soli, chi li proteggerà? Chi darà loro da mangiare la frutta e la verdura perché possano crescere in salute? Chi curerà le loro malattie? Chi giocherà con loro e chi accompagnerà i loro sogni con una favola della buonanotte? Ad Ammaniti non interessano i risvolti pratici. Li lascia all'immaginazione. Non si capisce, per esempio, come scriccioli in età da materna, che a stento sanno vestirsi da soli, facciano a trovare ancora cibo commestibile. E i più grandi dove trovano la benzina per fare andare il motorino? E la corrente elettrica? Inspiegabile. Si lavano i denti o li lasciano marcire? E i vestiti: chi glieli lava? Non importa. In un qualche modo (vai a capire quale!) i nuovi "padroni" del mondo riescono a sbarcare il lunario: si cibano, bevono acqua potabile, non si ammalano, sopravvivono. La quotidianità è segnata dal noioso far niente. C'è chi vive in un perenne reality, come la "regina" dei blu, e chi ingrassa (e muore) nel supermercato di famiglia, come i gemelli. C'è chi si crea un microcosmo autosussistente in riva al lago, come Pietro, e chi si impossessa della cima dell'Etna, come la banda di Nucci. Tutto sembra un gioco. Un gioco dalle regole poco chiare, ma comunque un gioco. E in questo gioco i bambini seguono logiche che agli adulti sfuggono. Come quella di tagliare un arto se una biscia ti morde la mano.

La bontà dei bambini non è innata. Nel nuovo mondo senza adulti dilagano male, egoismo e cattiveria, senza che i nuovi "padroni" ne comprendano a pieno le conseguenze. Quando il fratello contrae la rossa e muore, uno dei gemelli (il "coglione") si diverte a rinchiudere i bambini nello scantinato e ad addestrarli come cani. Il suo obiettivo è fargli scavare un buco abbastanza profondo da trovare il freddo necessario a fare il gelato al cioccolato. E che dire dei blu? Nella bellissima villa di Bagheria, ridotta a un immenso parco giochi disordinato, consumano le giornate annoiandosi tra un gioco e l'altro. Giochi che molto spesso diventano violenti e finiscono per rubare la vita a qualcuno. In nessuno di loro, infatti, alberga l'importanza di proteggere la vita. Nulla sembra aver valore se non il saziare i desideri più immediati. La mamma di Anna e Astor sapeva che sarebbe finita così. Per questo, prima di morire, fa alla figlia una sola raccomandazione: insiegnare al fratello a leggere e continuare lei stessa a farlo per non rischiare di dimenticare. Le lascia, quindi, un dono preziosissimo: un quaderno fitto di consigli. La prima pagina è interamente dedicata a come sbarazzarsi del suo cadavere: cento giorni per farlo decomporre e poi liberarsene in giardino. Annota di tutto. Per esempio, come leggere l'etichetta dei cibi per capire se sono ancora commestibili o se sono andati a male. Sono regole semplici, ma fondamentali per non far degenerare il mondo nell'anarchia.

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