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Addio a Savoldi, da idolo del popolo di un calcio umano a Mister 2 miliardi

Il trasferimento d'oro da Bologna a Napoli, fame e talento e quelle ombre a fine carriera

Addio a Savoldi, da idolo del popolo di un calcio umano a Mister 2 miliardi
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Tra mille lacrime quelle di Domenico Citeroni sono diverse. Se ne è andato, a settantanove anni, Beppe Savoldi. Quel pomeriggio di gennaio del 75, il Bologna stava vincendo ad Ascoli 3 a 1 e il Beppe, che già aveva provveduto a realizzare due gol, ne avrebbe segnati tre se non ci avesse messo la gamba quel moccioso di Domenico, raccattapalle canadese piazzato proprio dietro la porta di Masoni, portiere ascolano che in modo avventuroso era uscito dal domicilio cercando di fermare l'attaccante. Era gol ma Domenico respinse il pallone, l'arbitro Barbaresco, sprovvisto di telecamera e di Var, non si avvide del furto, per fortuna del Bologna finì 3 a 1.

Beppe Savoldi è stato un centravanti vero, termine ormai desueto, aveva il fiuto del gol, non era certamente di stile elegante, con "piedi di faggio" scriveva Brera, ma precisi nel tiro, micidiale nello stacco, elevazione e torsione, insomma di testa un fenomeno, bergamasco di Gorlago, tagliato con il falcetto ma con un solo obiettivo: mettere la palla in rete. In quel Bologna, dopo l'esperienza all'Atalanta, seppe fare cose grandiose, quel gol che gli fu rubato gli impedì di vincere la classifica dei cannonieri, con 17 reti e fu costretto a spartirla con Rivera e Pulici, roba buona comunque. Le sue stagioni a Bulegna, con Bulgarelli, Landini, Pecci lo resero oggetto forte di desiderio dei club, ad ogni mercato si scriveva "Savoldi alla Juve, Savoldi al Milan, Savoldi all'Inter".

Invece arrivò Corrado Ferlaino. L'ingegnere non riusciva a passare e nuttate, Napoli fremeva di calcio e di scioperi sindacali, gli spazzini avanzavano denari da mesi e anni, bisognava fare qualcosa per calmare la piazza: un miliardo e seicento milioni di lire al Bologna al quale girava anche Clerici, Nanni e Rampanti. Si gridò allo scandalo, invece di rispondere alle richieste dei netturbini si bruciavano soldi per il pallone ma simmo e Napule paisà. Savoldi fu battezzato mister due miliardi, per Napoli non era una novità, già Achille Lauro aveva speso 105 milioni, nel 52, per prendere l'atalantino Hasse Jeppson, quando lo svedese cadde, al primo contrasto di gioco, dal pubblico del San Paolo si urlò: "È cadùt' o banco e Napule". Savoldi diventò idolo del golfo, incise anche una cantilena per bambini, La favola dei calciatori, il 45 giri arrivò a settantamila copie di vendita, Beppe non andò a segno come con la maglia del Bologna dove tornò per finire in mezzo a brutta gente e squalificato per il totonero, le vicende legate alle scommesse.

Questo non cancellò la sua carriera di margine perché stretta tra grandi personaggi dell'area di rigore, gli stessi che gli chiusero la strada azzurra, come Graziani e Bettega per ricordare quelli del momento. Ha deciso di andarsene proprio nel giorno in cui la nazionale è scesa in campo a Bergamo, uno degli stadi che fu il suo. L'ultimo gol nel minuto di silenzio.

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