Alonso fondamentale La scuola Red Bull sforna Ricciardo e Kvyat, loro Bianchi

Istruzioni per una resurrezione rampante. Uno: se ti ritrovi a guidare il team Ferrari e non hai le corse nel dna come Marco Mattiacci, successore di Domenicali, però sei un ottimo manager devi circondarti di gente particolare. Due: devi fare in modo che la Rossa torni a contare a livello politico. Tre: devi al più presto possibile procedere a un copia e incolla dei metodi di addestramento della scuola piloti Red Bull. Perché la tua, la Ferrari driver Academy, mica funziona benissimo. Questa l'impietosa ma illuminante ricetta per rialzare il Cavallino firmata Cesare Fiorio, ex team principal della Rossa vice campione del mondo con Prost nel '90.
Lei andò via a stagione iniziata. Come Domenicali.
«Sì, ma era una questione politica in seno all'azienda. Stefano paga la legge non scritta ma sempre valida dello sport: la mancanza di risultati».
E dire che Jean Todt impiegò 7 anni per arrivare al titolo del 2000. In mezzo dei mondiali persi in modo assurdo. Come per Domenicali?
«Non so che cosa si sia incrinato fra lui e l'azienda, di certo la piazza reclamava la sua testa. Qualcosa dovevano darle in pasto. Anche se è sempre difficile un cambio di guida in corso».
Quando allontanarono lei fu la confusione.
«Ma io venni fatto fuori per ragioni politiche, non per mancanza di risultati. Sotto la mia gestione, con Prost e Mansell, avevamo vinto un Gp ogni quattro e sfiorato il titolo. Ora la scelta di Mattiacci, uomo completamente digiuno di corse, è coraggiosa e controcorrente».
Ma la F1 non è il calcio e il team principal non fa l'allenatore.
«Sì, ma il mondo delle corse è cazzuto. Serve una grande gavetta a tutti i livelli. Mi dicono che Mattiacci sia un ottimo manager. Per cui saprà circondarsi di esperti nelle aree specifiche. E questo coprirà l'80% dei problemi. Nel restante 20, senza competenza specifica, si rischiano le nasate. C'è però un precedente importante: Briatore. Quando arrivò in F1 con la Benetton non sapeva assolutamente nulla. Ma ebbe l'intelligenza e l'umiltà di portare a casa tutti i bravi. Penso a Tom Walkinshaw da una vita nelle corse e capace di organizzare ogni aspetto di una squadra, penso a Rory Byrne, a Ross Brawn... a Schumi».
Montezemolo dice che con Marchionne c'è stata piena sintonia nel cambio, che Mattiacci è l'uomo giusto: «Ci credo e ci metto la faccia». Consigli al nuovo team principal?
«Deve ridare peso politico alla Rossa in seno alla F1 e alla Fia. Non devono più passare regolamenti tecnici che di fatto danneggiano Maranello. Come invece accaduto sovente negli ultimi anni».
La questione del minor peso politico fa andare su tutte le furie Montezemolo.
«Però è vero che hanno subìto evoluzioni tecnico-regolamentari in cui non erano al top».
Sul turbo-ibrido, Mercedes e Renault sono avanti anni luce. La Fiat è all'avanguardia su metano e gpl...
«Sì, Maranello pensava di ridare importanza al motore a scapito dell'aerodinamica, ma ha sottovalutato il peso del know how ibrido degli altri. Con l'aggravante, e la Red bull lo sta dimostrando, che l'aerodinamica, proprio perché ridotta, resta fondamentale».
Consigli sui piloti?
«La rifondazione deve privilegiare asset forti. Alonso lo è. Devono ripartire da lui, non si discute».
E Raikkonen?
«Kimi è ormai quasi un nonno. Si vede che è in difficoltà con tutte le diavolerie elettroniche di quest'anno. La verità è che la coppia Alonso-Raikkonen era nata per poter ribattere alle critiche “ma che volete, abbiamo due campioni del mondo...”. Fatto sta, la Ferrari ha risposto a Vettel-Ricciardo con uno di 35 anni».
Per cui se Fernando deciderà di restare...
«Gli si affianca un giovane. Ce ne sono in giro diversi buoni. Si adattano meglio a queste auto così computerizzate. Penso a Kvyat, 19 anni, penso a Ricciardo...».
Ma sono piloti della scuola Red Bull.
«Forse è il caso che la scuola Ferrari riveda qualcosa. Perché se alla fine il suo prodotto in F1 è Bianchi, allora c'è da preoccuparsi».

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