Atalanta, da Dea a robot. E adesso Gasp punta a quota 100 gol

Il tecnico: "Qui non serve più l'allenatore...". Da 70 anni mai una media reti così alta

«Ho la sensazione che questa squadra abbia sempre meno bisogno dell'allenatore, sa benissimo cosa fare e come muoversi...». Un'Atalanta che va con il pilota automatico, secondo il suo tecnico Gasperini. Che mercoledì ha vissuto un'altra tappa dell'ennesima annata d'oro: quinta vittoria di fila (il personale best dell'era Gasp è 6 nel novembre 2016); sette rimonte vincenti; 77 gol segnati - ben 7 alla ripresa e altrettante gare con almeno una tripletta all'attivo - come in tutto il torneo scorso con una proiezione finale di oltre 100 (quota che in serie A non si raggiunge da 70 anni); la seconda qualificazione al palcoscenico europeo più importante ormai vicina senza dimenticare la piacevole appendice ferragostana con gli storici quarti di Champions, virus permettendo. «La Coppa decisa con gare da 90'? Beh, potrebbe favorirci ma non siamo certo noi quelli che devono pensare a vincerla...», il commento di Gasp dopo l'ufficializzazione della Final eight di Lisbona.

La Dea ha già pagato dazio agli infortuni (l'ultimo grave, quello di Zapata, mentre Ilicic fa ora i conti con un leggero problema alla caviglia) mentre la Lazio arrivata a Bergamo con le migliori intenzioni ha già l'infermeria piena (ben 4 i titolari ai box). E quando la benzina è venuta a mancare nelle gambe dei biancocelesti, ecco che l'Atalanta ne ha approfittato: sei gol segnati tra andata e ritorno - nessuna squadra ha fatto meglio con la truppa di Inzaghi in questa stagione -.

A cercare il pelo nell'uovo, tra i numeri orobici c'è anche quello di un rendimento casalingo un po' deficitario (ben quattro sconfitte). Altrimenti l'obiettivo in campionato sarebbe stato più prestigioso. Ma va bene così: a Bergamo la Dea è l'unico motivo per sorridere, visto che la città è tra quelle che ha pagato il maggior dazio di vittime e malati nella fase calda dell'epidemia da Covid-19. Ne sa qualcosa Gasperini, che ha raccontato il suo personale dramma. Ne sa qualcosa il portiere Sportiello, due volte positivo al coronavirus. «L'Atalanta stranamente corre molto, pensavo che da quelle parti con i problemi che c'erano non avessero molto tempo per prepararsi e lavorare», dice uno Zeman sornione.

«Eravamo convinti di poter rimontare la Lazio», ha ammesso il tecnico dopo aver affrontato la squadra di Inzaghi, soffrendo e poi ribaltando la gara. Senza i gol delle sue punte, questa è la novità. Anche se Gosens è un difensore tedesco (che ora sogna un posto in Nazionale) con già 8 gol all'attivo, Malinovskyi è l'ucraino delle reti impossibili, e Palomino l'argentino che timbra il cartellino almeno una volta a stagione. Persino De Roon, che ha centrato il bersaglio ma nella porta sbagliata, ci ha scherzato su: alle feroci reazioni sui social - gli hanno dato anche dell'«idiota» - ha risposto con ironia e da buon amante dei «meme» (i tormentoni che invadono le nostre bacheche virtuali) ha postato su Instagram una divertente parodia di 23 secondi sulla sua sfortunata serata.

Il morale è alto a Zingonia, l'Atalanta ha ripreso il cammino da dove lo aveva interrotto, anche se si pensa già a Udinese e Napoli, le prossime avversarie. Perché il viaggio vissuto a mille all'ora può essere pericoloso se interrotto bruscamente: nel «luna park» bergamasco il Papu Gomez è l'uomo assist, Ilicic il marcatore implacabile, Zapata l'attaccante che può cambiare le gare: ormai sono certezze della serie A.

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