Becker mette all'asta i trofei per pagare i troppi debiti

Era il 1985 quando Boris Becker divenne il più giovane vincitore di Wimbledon: aveva 17 anni e per tutti divenne Bum Bum. I giorni successivi si comprò una parrucca per andare in giro a Monaco di Baviera e a Montecarlo, dove la gente in estasi continuava a fermarlo. «È così liberatorio» raccontò in un'intervista, ma già allora aveva quell'andatura un po' così che lo avrebbe fatto riconoscere da chiunque.

In tutti questi anni Boris Becker ha continuato a ciondolare, finendo nell'inciampare nella vita. Grande campione, brillante commentatore, ottimo coach: le ha provate tutte, ma non è mai riuscito a mettere ordine fuori da un campo da tennis. Due mogli, quattro figli, alimenti da pagare, megalomania quanto basta per sbagliare tutto negli affari. Ha perfino investito in un grattacielo a Dubai chiamato Becker Business Center, ma quelle parole - business e center - non sono mai andate bene con il suo nome. Così ecco la causa per un prestito mai restituito, la sua villa a Maiorca finita in mano a un santone che si fa chiamare Jesus, la bancarotta dichiarata dal tribunale di Londra. Dalla quale si è salvato opponendo il ruolo di ambasciatore per lo sport e la cultura nell'Unione Europea per la Repubblica Centrafricana...

Insomma: quando parli con Boris Becker di tennis è uno spettacolo, e fa malinconia sapere che per ripianare tutti i debiti alla fine ha dovuto mettere all'asta presso la casa Wyles Hardy i suoi cimeli più importanti. Perfino la copia di una coppa vinta a Wimbledon e la medaglia avuta dopo una sconfitta in finale contro Edberg, proprio nei giorni in cui sull'erba più bella iniziano le partite di qualificazione. Sono 82 oggetti - anche foto, racchette, orologi - di culto vero per chi ha vissuto quell'epoca. L'asta finirà l'11 luglio, giusto in tempo per la fine di Wimbledon: «È un ingiustizia - ha detto lui - ma dopo potrò finalmente ricostruire la mia vita». Sempre ciondolando comunque.