Berlusconi in un colpo scarica Inzaghi e anche Mister Bee

"Con Pippo abbiamo visioni diverse Per investire nel Milan non basta essere alla ricerca di popolarità"

Berlusconi in un colpo scarica Inzaghi e anche Mister Bee

Il Milan di domani ricomincia da Silvio. Senza Inzaghi, ieri congedato ufficialmente dal suo presidente con una motivazione elegante («abbiamo visioni diverse»). Senza nemmeno mister Bee rispedito a Bangkok insieme con la sua variopinta compagnia di collezionisti di gaffe e selfie, grazie a una frase che non lascia alcuno scampo: «Bisogna che ci sia qualcosa di più della ricerca di popolarità per comprare il Milan». Di sicuro ha inciso la valutazione proposta dal broker: 500 milioni per il 51% più 80 milioni per il rimanente 19, così da valutare il 70% del club 580 milioni... Nell'immediato futuro del Milan, allora, la Fininvest deve attrezzarsi e prevedere «qualche finanziamento immediato» in vista del mercato estivo in attesa che si perfezioni l'eventuale cessione. Da ieri, poche ore dopo l'ennesimo flop della squadra, lo scenario immediato del Milan è molto più chiaro, descritto personalmente da Silvio Berlusconi intervenuto a Saronno per la campagna elettorale e ricevuto dal Milan club femminile della cittadina che gli ha anche regalato una penna («mi servirà per scrivere le formazioni», la battuta immediata). «Di offerte ce ne sono diverse e dimostrano l'appeal del brand Milan, molto conosciuto in Cina e nei paesi orientali, secondo un recente sondaggio sono 350 milioni i tifosi rossoneri in giro per il mondo. Le stiamo valutando. Dovremo farlo con calma e prudenza perché sarà una scelta irreversibile. Dobbiamo trovare la persona giusta, qualcuno che ci aiuti a contrastare i petrodollari» è l'aggiornamento con un codicillo fondamentale relativo ai tempi del passaggio definito epocale. Quando sarà ceduto il Milan, sarà per sempre. Perciò, nel frattempo, anche la riservatezza («i contatti devono rimanere segreti» il riferimento ai negoziati con i cinesi) è fondamentale. Così come le scelte relative alla prossima stagione, con il nodo da sciogliere in materia di allenatore e allestimento del gruppo.

Silvio Berlusconi è stato anche qui molto netto, anche se a Pippo Inzaghi ha riconosciuto «un bellissimo rapporto con il gruppo» segnalando però «visioni diverse in alcune occasioni». Ogni riferimento alla richiesta, «rimasta inevasa», di valorizzare, dopo la sconfitta di Udine, il patrimonio del settore giovanile, è pertinente. Il presidente, dialogando con i cronisti, ha citato tra gli altri Calabria, uno dei talenti più promettenti della primavera. Solo sull'identità del prossimo allenatore ha preso tempo: «Stiamo valutando». Sulla sua scrivania è pronto un dossier con tutte le possibili candidature: Mihajlovic, bloccato per qualche settimana, sta per firmare col Napoli; Sarri piace anche alla Samp ma è sempre disponibile; Montella ha tra i piedi le ganasce di una clausola rescissoria insostenibile da 4 milioni. «Sono tra coloro che non considerano una buona cosa la presenza di tanti stranieri nel campionato», la frase di Berlusconi è la conferma ennesima del piano di rilancio allo studio in via Aldo Rossi. Che prevede l'utilizzo di calciatori giovani e ancora, se possibile, di scuola italiana, con qualche valutazione tecnica già firmata, ad esempio la bocciatura di Mattia Destro.

Il punto di svolta è il seguente: nell'attesa che si compia il passaggio del Milan società all'acquirente ideale, «capace di competere con i grandi ricchi sbarcati in Europa», la famiglia Berlusconi deve impegnarsi per rilanciare subito la squadra, uscita per il secondo anno consecutivo mal ridotta da una gestione al risparmio e al ribasso. «C'è bisogno di investimenti, una stagione come questa spero sia irripetibile» l'auspicio di Enrico Letta, ex presidente del Consiglio e milanista doc. E come lui questa volta la pensano quasi tutti i milanisti, evoluti e non.

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