Box to Box, il calcio inglese prima di tutto. Le storie, i miti e le leggende

Box to Box è un libro scritto da appassionati per gli appassionati del calcio inglese: aneddoti, icone, viaggi e curiosità. Pensando a Paul Ashworth, l'indimenticato protagonista di Febbre a 90°, libro cult di Nick Hornby

Box to Box, il calcio inglese prima di tutto. Le storie, i miti e le leggende

Sono molti in Italia gli appassionati di calcio inglese. I motivi possono essere i più svariati, ma non bisogna mai dimenticare una cosa: il calcio è nato da quelle parti, quindi per certi versi è normale cercare di andare alle origini, dove tutto ha avuto inizio, cercando di abbeverarsi alla fonte principale. Dall’esperienza di “Storie di Premier”, un sito che non tratta di attualità ma si sofferma sui racconti, più o meno epici, del calcio inglese, è nato un libro, “Box to Box” che racconta il calcio d’oltremanica.

C’erano una volta un lucchese, un fiorentino e un livornese… no, non è l’inizio di una barzelletta ma è solo per dirvi com’è nato questo progetto, dall’idea di Paolo Lazzari, Gabriele Caldieron e Francesco Sani con la sua agenzia di comunicazione Sidebloom. Che, giusto per aggiungere un pizzico d'ironia (per chi ama il campanilismo) ha sede a Pisa. Da questo melting pot toscano è nato un sito davvero interessante che raccoglie il meglio dei racconti sul calcio inglese con contributi da tutta Italia. Il libro ha la prefazione di Emanuele Corazzi, executive producer di Dazn e per anni presenza fissa sui campi della Premier. Racconta un anno trascorso a Leicester nell’anno del trionfo in Premier League, con Claudio Ranieri protagonista indiscusso seduto in panchina.

Non poteva mancare, ovviamente, un omaggio a “Febbre a 90”, con il protagonista Paul Ashworth che vive in simbiosi con l’Arsenal. Molto più che un amore. Il libro di Nick Hornby e poi il film, con Colin Firth nei panni di Ashworth, hanno lasciato il segno. Frase memorabile: Sarah, fidanzata di Paul: “Non penso che lo stato di salute dell’Arsenal sia una base per mettere su famiglia. Non credi anche tu?". Questa la risposta di Paul: “No! Non questa stagione!”. Il calcio, nella vita di Paul, diventa un rifugio sicuro e il conforto necessario per limare gli spigoli della vita.

Nel libro sono narrati tanti aneddoti succulenti. A partire, ad esempio, dal quel calcione che Sir Alex Ferguson rifilò a una scarpetta da gioco, che prendendo il volo raggiunse in piena faccia David Beckham. La scena si svolge il 15 febbraio 2003 dopo la sconfitta dei Red Devils contro l’Arsenal, nel quarto turno di FA Cup. Fu, quello, il punto più teso del rapporto di amore-odio tra i due. “In quei giorni – raccontò Sir Alex – dissi alla società che David avrebbe dovuto lasciare il club”.

A volte anche una semplice frase, non una giocata, può diventare leggenda. Successe a Stan Cullis, difensore centrale del Wolverhampton tra gli anni Trenta e Quaranta. Era diventato famoso perché, durante un’amichevole a Berlino, nel 1938, si rifiutò di rendere omaggio a Hitler con il saluto nazista. A richiederlo era stato lo stesso premier britannico, Neville Chamberlain, come forma di rispetto al leader tedesco. Culis rifiutò di farlo e non giocò nemmeno quella partita. Nel giugno 1948 Cullis allena i Wolves e, al primo anno, vince la sua prima coppa, la FA Cup, battendo top club come Liverpool e Manchester United. Nel dicembre 1954 la Honved Budapest del mitico Ferenc Puskas arriva nelle West Midlands per un amichevole con il Wolverhampton. Contro i miti ungheresi vincono gli inglesi per 3-2. Colmo di felicità Cullis disse: “La mia squadra è la più forte del mondo”. La frase colpì la fantasia dei giornalisti sportivi. Il direttore dell’Equipe, Gabriel Hanot, ebbe un’idea: organizzare un torneo con tutti i vincitori dei campionati nazionali. Nacque così la Coppa dei Campioni.

Poteva mancare, da questa raccolta di pepite calcistiche inglesi, la corsa furiosa di Jamie Vardy, l’operaio (che giocava in National League, l’equivalente della nostra Promozione) divenuto uomo simbolo della vittoria del Leicester? È una grande storia la sua, come grande è la storia dell’immenso Bobby Charlton, che portò lo United alle vette del calcio facendo registrare la bellezza di 758 presenze e 249 gol. “Menomale che sua madre, Mrs Elizabeth Ellen Milburn, coniugata Charlton, si convinse a farlo giocare piuttosto che fargli sistemare fili elettrici”. Sempre restando a Manchester troviamo un altro incredibile protagonista, il francese Eric Cantona, che cominciò da portiere e detestava i ct della nazionale. Tra una magia e l’altra ogni tanto perdeva le staffe. Una volta prese di mira un tifoso che lo aveva insultato e gli rifilò un calcio allo sterno. Rimediò otto mesi di squalifica e 120 ore di lavori socialmente utili. A distanza di anni ogni tanto i tifosi dello United intonano il suo nome all’Old Trafford.

Tra i personaggi tutto genio e sregolatezza non poteva mancare George Best, uno dei più grandi di tutti i tempi. Nato a Belfast, Irlanda del Nord, da ragazzino viene scartato perché troppo piccolo e leggero. Molto probabilmente uno degli errori di valutazione più grandi della storia del calcio. A 22 anni diventa campione d’Europa, con i Red Devils che battono 4-1 il Benfica del grande Eusebio. Best è il leader di quella squadra e vince il pallone d’oro. Purtroppo la carriera di questo gigante del calcio sarà breve, troppo breve. Si perderà tra i suoi problemi personali mai risolti. Solo un episodio per capire il personaggio. Prima di una partita tra Irlanda del Nord e Olanda un giornalista chiede un commento a Best su Cruyff. Best risponde dicendo che è un calciatore eccezionale. Il giornalista lo incalza: “Ma chi è il migliore tra voi due?”. Questa la risposta: Voglio dirti solo questo, appena ho occasione farò un tunnel a Cruyff”. La partita inizia. Al quinto minuto siamo sullo 0-0. Best viene servito sulla sinistra del campo, lui converge verso destra, dribbla tre o quattro avversari e, aun certo punto, si trova davanti a Cruyff. Lo punta, fa una finta di corpo e gli fa un tunnel, facendogli passare la palla sotto le gambe. A quel punto Best alza il pugno destro verso il cielo e appoggia il pallone fuori dal campo. Andare avanti non serve più. Best ha dimostrato tutto. La partita, valevole per le qualificazioni ai Mondiale di Argentina 1978, finì 2-2. Tutti quelli che la videro, allo stadio o in tvv, non la ricordarono per il risultato ma per quell'incredibile e surreale episodio.

Box to Box - "Raccontiamo il calcio inglese"
Ed: Storiedipremier.it

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