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Brignone, dal doppio oro al suo manifesto per la vita

Trionfa ancora, riceve l'omaggio delle avversarie ma resta se stessa. "Soldi e fama? Non mi interessano, sto bene a casa con la famiglia"

Brignone, dal doppio oro al suo manifesto per la vita
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Il silenzio, il boato, l'inchino. Una gara di sci è un attimo di vita che a volte diventa straordinaria, e Federica Brignone ha aggiunto una misura dell'infinito, quei sessantadue centesimi di vantaggio che hanno realizzato l'impossibile. Oro in SuperG, oro in gigante, il resto del mondo con la bocca spalancata e le compagne di podio che la accolgono al traguardo prostrandosi ai suoi scarponi. Non c'è niente di normale quando lo sport scrive storie fantasy del genere: "Ero perfino un po' imbarazzata, Sara e Thea sono ragazze con cui ha condiviso tante avventure. Mi ha fatto piacere".

Come si può raccontare un incastro del destino così perfetto? Proviamoci: Olimpia delle Tofane, per cominciare. Già il nome della pista dei miracoli è da leggenda, e il sole caldo che compare su Cortina è come una benedizione. Federica scende lieve come la neve primaverile che aveva desiderato alla vigilia, e si capisce subito che non ce n'è per nessuna. Anche se noi, da fuori, non possiamo immaginare il suo travaglio, il dolore di placche e chiodi conficcati in un ginocchio che non farebbe stare in piedi nessuno. E invece: prima manche che "non aveva curve, bastava spingere", seconda sciata in scioltezza. Facile no? Ma quando mai. "Tra le due discese ho cercato di stare tranquilla: ho ascoltato musica, fatto la ricognizione, ho visto il biathlon maschile sullo smartphone. Ma all'improvviso mi è esploso tutto dentro: volevo non scendere più". L'ha fatto per fortuna, perché poi la Dea delle nevi è la normalità dell'essere donna. Poi, quando taglia il traguardo, si deve quasi risvegliare: "Mentre scendi sei in una bolla, non pensi a nulla se non a tenere dentro gli sci. Ho sentito il boato: avevo quasi paura di guardare il cronometro". Tutto questo è oro, e chi l'avrebbe mai detto solo qualche settimana fa: lei davanti a Hector e Stjernesund finite a pari merito dietro di lei, uguali nel tempo in entrambe le manche. Impossibile, direte voi. Eppure l'impossibile è nulla, davanti a Federica.

Chiama Tomba, "non è che adesso fa anche lo slalom, eh?", e con lui le medaglie olimpiche son pari e patta. Chiama la Compagnoni, "io posso sapere cos'hai passato, sei stata fantastica". Fede è in nuova dimensione, anzi no, non diteglielo, "perché dopo aver vinto due Coppe del mondo e un mondiale quel che è successo qui non aggiunge nulla nella mia vita. Non voglio diventare famosa: voglio continuare come sempre, con la mia famiglia, con i miei amici. I soldi dei premi? Non me ne frega niente e sinceramente sto bene a casa mia: sono la persona che sono e non cambio di certo". C'è solo una preghiera: "Dopo il SuperG ho riaperto un attimo i social e c'erano un sacco di video del mio infortunio: per favore, non lo voglio più vedere".

E poi il futuro: "Non so cosa farò: vado al JMedical a fare un controllo, di sicuro continuerò solo se potrò gareggiare senza antinfiammatori. Ne ho presi troppi". Basta così, per ora, Federica. Non possiamo che inchinarci.

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