Calciopoli, Moggi: "Nulla da farmi perdonare"

L'ex dg bianconero risponde, al Giornale.it, alle parole di "riabilitazione" di Andrea Agnelli

Calciopoli, Moggi: "Nulla da farmi perdonare"

“Rappresenta una parte importante della nostra storia. Siamo il Paese del cattolicesimo, quindi possiamo perdonare la gente”. Andrea Agnelli, dopo otto anni, "perdona" Luciano Moggi. L'ex direttore generale e deus ex machina della Juventus dal 1994 al 2006 ha formato insieme ad Antonio Giraudo (amministratore delegato) e Roberto Bettega (vicepresidente) la triade che ha tinto di bianconero dodici campionati (di cui due revocati), una Champions League, una Coppa Intercontinentale, una Supercoppa Europea, una Coppa Intertoto, quattro Supercoppe Italiane e una Coppa Italia. Trionfi che l’attuale presidente juventino non ha dimenticato, nonostante alla vigilia della cavalcata azzurra al Mondiale in Germania la Vecchia Signora e la sua dirigenza siano state l’ipocentro del terremoto di Calciopoli. E la Juve è finita – con penalizzazione – in Serie B (dopo aver rischiato la C). Le dichiarazioni di Agnelli sono arrivate in occasione dell’incontro “Il futuro del calcio nel Paese del calcio” alla Triennale di Milano con Simon Kuper, giornalista del Financial Times.

E Moggi come ha preso le parole del numero uno bianconero? IlGiornale.it gliel’ha chiesto e lui, criptico come sempre, ha risposto: “Quando uno ti dice che fai parte della storia della Juventus non può che farti piacere, soprattutto se a dirlo è uno come lui, che sa perfettamente il lavoro che è stato fatto”. “Abbiamo sbagliato e pagato. Altri hanno sbagliato come noi e ne sono usciti con uno scudetto in tasca. Non ci si può dimenticare di questo”, ha detto Andrea Agnelli e Moggi rispolvera il non sopito orgoglio bianconero attaccando l’Inter, che si è cucita sul petto quello scudetto: “Gli scudetti si vincono veramente sul campo, come abbiamo fatto noi.

Una squadra che finisce a tanti punti di distanza non può vincere, soprattutto se poi andiamo a vedere quale sia la posizione dell’Inter: basta seguire il processo della querela al figlio di Facchetti…”. Il finale è in pieno stile Moggi: Agnelli l’ha sì perdonato, ma lui comunque dice: “Non ho niente da perdonare a nessuno e nessuno ha niente da perdonare a me”.

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