Casa, dolce casa: ma non per Inter e Milan

Casa, dolce casa: ma non per Inter e Milan

Ci sono due dogmi nel calcio italiano. Lo scudetto si vince con le piccole e facendo della propria casa un fortino. Milan e Inter la seconda legge ultimamente l'hanno rispettata poco e male facendo di San Siro terra di conquista per tanti avversari. L'esempio è il primo scudetto dell'era Conte alla Juve. La differenza con il Milan in classifica? I punti fatti in casa. L'anno prima i rossoneri vinsero il titolo davanti all'Inter e le milanesi erano le prime per rendimento interno.

Da allora San Siro non è stato più «casa dolce casa». La miseria di 28 punti per l'Inter nella stagione 2012-13, quando il Milan al Meazza incassò quattro ko come nel campionato scorso, in cui i rossoneri a San Siro presero appena 37 dei 57 punti disponibili, ma i cugini fecero comunque peggio con trentatrè. E la storia sembra ripetersi anche in questa stagione: nerazzurri finora sesti con 11 punti nella virtuale classifica casalinga, rossoneri addirittura tredicesimi con 7 punti e una partita in meno. Domenica nel derby della Madonnina il Milan da calendario è padrone di casa dove finora in cinque partite ha collezionato due ko (Juve e Palermo), un pareggio (Fiorentina) e due vittorie. Invece Mazzarri ha pagato con l'esonero il pareggio «sotto la pioggia» con il Verona, ma prima aveva già «regalato» un poker clamoroso al Cagliari di Zeman e strappato in extremis un punto al Napoli.

Ma quella è un'altra storia. Ora tocca a Mancini, ma il destino gli ha riservato il primo impegno «casalingo» solo per la sera di Sant'Ambrogio, patrono di Milano, con l'Udinese. Però a San Siro ci tornerà già domenica anche se solo da «ospite». E il nuovo allenatore nerazzurro si è presentato così: «Ora sta a noi riportare i tifosi allo stadio». Un po' come il suo collega Inzaghi che dall'investitura sulla panchina del Milan in poi ha fatto della frase «voglio che i tifosi tornino allo stadio», un mantra. Poi riadattato nell'urlo di battaglia: «San Siro deve essere una bolgia». Se il Mancio e Pippo invocano l'aiuto dei tifosi è anche perché il botteghino piange. Finora il Meazza ha regalato un desolante scenario: pienone solo per Milan-Juve e una sfida come Inter-Napoli ha sfondato a malapena le 40mila presenze.

Domenica ci sarà comunque la cornice di pubblico delle grandi occasioni, merito dell'effetto derby, anche se per la classifica delle due protagoniste è il peggiore dal 2000 (allora Milan sesto e Inter undicesima). Ma Galliani teme più l'effetto Mancini perché «il cambio di allenatore crea una scossa per tre settimane, poi tutto torna come prima». E per i rossoneri giocare in «casa» non è un vantaggio. Lo dicono le sfide degli ultimi dieci anni: in ventidue precedenti per ben sette volte è saltato il fattore campo. Quattro volte a favore dell'Inter, tre per il Milan. Ma almeno il «2» in schedina a San Siro fa ridere una milanese, cose da derby.

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