C'erano una volta le Fuchs. Anzi, ci sono ancora

Tornano le mitiche bici di Fiorenzo Magni. Sono repliche perfette, ma con materiali d'avanguardia

C'era una volta la Nivea-Fuchs di Fiorenzo Magni. E sembra ieri. Bici e sponsor, la prima volta in assoluto, nel 1954 con l'accordo tra il campione toscano e i fratelli Zimmermann proprietari della crema conservata nella rotonda scatolina blu. Vedeva lontano il Leone delle Fiandre, come sempre d'altronde, come quando ha voluto e creato il Museo del Ghisallo, tempio di un ciclismo che è storia e cultura.

E proprio durante la presentazione della squadra al bar Zucca di Milano, Magni incontra un'altra coppia di fratelli, i Tappella, costruttori di biciclette, le Fuchs in particolare, con i quali si accorda per una fornitura per il Giro d'Italia. Così si parte con Faliero Masi capomeccanico ed Ernesto Colnago come vice. Una vita fa. Che ora ritorna. Tornano le Fuchs, identiche a quelle d'allora, più moderne nei materiali e nella meccanica ma fedeli in tutti i dettagli: «Repliche perfette che abbiamo realizzato partendo da una foto di allora...», spiega Andrea Crippa, 50 enne milanese, ispettore di impianti petrolchimici con la passione del ciclismo.

Pignoni e pedivelle di una volta, imprese eroiche oggi tornate prepotentemente di moda: «L'idea di far rivivere il marchio Fuchs sparito in una nebulosa alla fine degli Anni '60 mi è venuta a Gaiole in Chianti un anno fa proprio durante l'Eroica - racconta Crippa -. E allora mi sono messo a studiare, a ricostruire una storia che dopo Magni aveva visto pedalare sulle Fuchs anche Nencini e Bitossi...». Dagli archivi ai telai la strada porta a Muggiò, sempre alle porte di Milano, dove a tagliar tubi e a saldare c'è la mano ferma di Aldo Renesto, telaista che ben conosce la storia delle Fuchs perchè, lui pure, negli Anni '50 su quelle bici ha pedalato e corso. «E così abbiamo cominciato a tagliar tubi e a saldare - spiega ancora Crippa -. Tubi più leggeri di allora, in acciaio calibrato, verniciati a liquido con le stesse cromature, con una meccanica moderna ma in stile vintage e gruppi Campagnolo veloce».

Un paio di mesi per costruirne una, per prendere misure, assemblare e consegnare. Un paio di mesi per riportare indietro il tempo, per tornare a Milano, al Giambellino dove nel 1914 c'era una ditta che costruiva bici e motociclette con lo stesso marchio scritto in stampatello per i mezzi a motore e in corsivo per quelli a pedali. «Nasce tutto dalla passione per il ciclismo di una volta - dice Crippa -. Per la sfida eroica che queste bici ricordano. E cosi dopo sono arrivati anche gli accessori e le divise di quella squadra che Magni portò al Giro. Tutto esattamente come allora». Che poi sembra ieri...