Vezzali: "Cercasi Portabandiera? Dopo me e la Pellegrini, bello fosse ancora donna"

La 3 volte oro olimpico: «Lo fui a Londra 2012 Onore incredibile, avevo paura di inciampare»

Vezzali: "Cercasi Portabandiera? Dopo me e la Pellegrini, bello fosse ancora donna"

Valentina Vezzali, si sente ancora quella orgogliosa portabandiera azzurra di Londra 2012?

«Assolutamente si. È stata la realizzazione di un sogno».

Otto anni dopo, lasciata la pedana della scherma, cosa fa?

«Vice direttore tecnico delle Fiamme Oro, responsabile dei settori giovanili per la scherma, e dirigente federale. Lavoro bellissimo per contribuire a far crescere il mio mondo».

Quando le chiedono di quel giorno, cosa le torna alla mente?

«Mi vengono ancora i brividi: lo stadio stracolmo, i sorrisi, l'emozione della cerimonia di apertura, gli atleti italiani che cantano e il tricolore che sventola nelle mie mani. E, ancor prima, ripenso alla cerimonia di consegna della bandiera al Quirinale, dalle mani del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: sensazione indescrivibile. Come piazzare la stoccata vincente nella finale per il primo posto alle Olimpiadi! Un qualcosa che ricorderò per sempre».

Episodi curiosi?

«Prima di entrare nello stadio eravamo accanto alla Giamaica con Bolt e gli altri atleti: si divertivano come matti insieme al team italiano. Io, invece, avevo la gola secca dall'emozione e una paura tremenda di inciampare al solo pensiero che avrei fatto il giro di campo con la bandiera».

In realtà un po' si aspettava di essere designata, viste le tante medaglie al merito?

«È stata una bellissima sorpresa, che ho accettato con orgoglio pur sapendo che la cerimonia di apertura sarebbe stata il giorno prima della mia gara (alle 8 del mattino): mi sarei giocata il successo nella mia quarta olimpiade individuale consecutiva».

Come le fu recapitata la notizia?

«Stavo tornando da una gara di coppa del mondo a Seul. Era maggio e mi telefonò il presidente del Coni: Petrucci».

Pesante quella bandiera?

«No affatto. Ho vissuto l'incarico con gioia, immenso orgoglio e senso di responsabilità: un momento unico della mia vita. Rappresenti una nazione agli occhi del mondo: non c'è niente di più bello, un evento che unisce attraverso lo sport».

Siamo quasi a Tokyo 2020. Il Coni vorrebbe portabandiera una medaglia d'oro.

«Vedrà che il Coni farà la scelta giusta».

Le ultime due portabandiera sono state donne, lei e la Pellegrini. Ce ne starebbe una terza?

«Già, perché non pensare ad un classico non c'è due senza tre. Se, invece, si cambia».

La scherma ha il più alto numero di portabandiera ai Giochi estivi: 7 volte. Significa qualcosa questo record?

«È bello: sono orgogliosa per la mia disciplina, che ha portato più medaglie d'oro allo sport italiano e che nei momenti importanti non tradisce mai».

Ci sono chance per Montano e Di Francisca (ieri tornata alla vittoria in coppa del mondo, a Kazan, ndr). Oppure per i tiratori, Galliazzo, Nespoli, Jessica Rossi. I ciclisti con Viviani, il nuotatore Paltrinieri. Un favorito?

«Tutti gli atleti che si allenano ogni giorno con sacrificio e gareggiano per l'Italia è come se portassero, ciascuno, la bandiera alla cerimonia inaugurale».

Cosa ne pensa della lite mediatica fra Di Francisca e Errigo: un punto a sfavore sulla scelta?

«Non entro nei contenuti della discussione. Mi auguro solo che, tutte insieme, le mie ex compagne trovino quella coesione per permettere di far sventolare, ancora una volta, il tricolore sul pennone più alto».

Un augurio al prossimo portabandiera?

«Spero che, con carisma ed esempio, trascini ogni azzurro a dare il meglio». (2. Continua)