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Chivu, il finto inesperto tutto Appiano e famiglia

Vita semplice, testa feroce, sempre al campo e le figlie calciatrici. Trionfo al primo colpo. E tutti dicevano: è acerbo

Chivu, il finto inesperto tutto Appiano e famiglia
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Era solo poco più di un anno fa e Cristian Chivu fumava con rabbia una sigaretta in un corridoio dello stadio: lo avevano cercato quattro squadre di serie B in crisi, e finalmente aspettava il grande salto. Solo che alla fine il casting aveva prodotto la scelta dei soliti noti, perché lui era bravo sì, "ma troppo inesperto". Qualche settimana dopo, la telefonata del Parma. Strano il destino.

Il tecnico campione d'Italia nasce da lì: nessuno lo voleva, e invece Chivu ha vinto da esordiente - e per distacco sulla panchina di una delle tre squadre più desiderate della serie A. E non è per grazia ricevuta: Cristian è stato un grande giocatore, un eroe del Triplete, però poi - finito tutto - è tornato a scuola per ricominciare da capo. Ha capito il senso della vita dopo il giorno più brutto, il 6 gennaio 2010 a Verona, quando la sua testa si è scontrata con il piede di Sergio Pellisier: Chievo-Inter diventa un dramma, frattura del cranio, "e ho rischiato di rimanere senza poter parlare o senza muovermi". Due mesi dopo torna giocare, ma troppo presto perché un farmaco gli toglie tutti i freni inibitori: "Avevo paura, soffrivo, facevo cose terribili ha raccontato tre anni fa in un'intervista a Sportitalia -. I gesti osceni dopo una partita di Coppa a Roma, il pugno a Marco Rossi, la litigata con Benitez: quando mi arrabbiavo mettevo le mani addosso. Si chiama dintoina, l'ho presa per nove mesi. Alla fine ho chiesto scusa a tutti, non ero io". Reset.

Oggi quell'uomo è diventato tutto casa e Appiano, senza scorciatoie. Quando gli propongono le giovanili dell'Inter sceglie l'Under 14, il gradino più basso. E a chi gli chiede se è matto ("manca di ambizione", dice qualcuno), risponde con uno dei suoi sorrisi che dicono molte parole. Sale insomma di scalino in scalino per arrivare fino alla Primavera, nel frattempo 2023 rifiuta la panchina della Romania, perché certe cose non fanno parte della sua visione di calcio. Il Parma e poi l'Inter sono storia di oggi: anche quando è scelto come erede di Inzaghi sente il ronzio intorno a sé, e pure stavolta qualcuno dice che sia inesperto. Lui deglutisce e si fa una promessa. E prepara la vendetta, col lavoro.

Sembra tutto facile, a raccontarla così. Ma in realtà il fuoco che arde in Chivu non si è mai spento neanche con l'Inter avanti di 7 punti, quando tutti parlavano di rimonte possibili. La sua ansia c'è ma è invisibile ai più (all'esordio col Torino è arrivato in ritardo in sala stampa dopo aver svuotato mezzo pacchetto), la sua forza è la famiglia che a ogni partita riempie la tribunetta e che lui va sempre salutare al fischio finale: la mamma, la sua amata Adelina, le due figlie calciatrici, Anastasia e Natalina, che lui appena può segue da papà sulle tribune. Poi c'è la cagnolina Lia e una sola distrazione, la cucina: con la Planetaria è un mago.

Ma per il resto, anche quando dà i giorni di riposo alla squadra, è ad Appiano, a studiare. Per questo la squadra lo ama, per questo ha conquistato i tifosi. E stavolta si può finalmente rilassare: quella sigaretta dentro lo stadio adesso ha un sapore meraviglioso.

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