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Tanto gioco pochi soldi. Onore a Simone e ai dirigenti

Tanto gioco pochi soldi. Onore a Simone e ai dirigenti

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Tanto gioco pochi soldi. Onore a Simone e ai dirigenti

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Derby cattivo e sporco. Risse ed espulsioni nel finale ma dopo diciotto minuti era tutto finito, roba piccola questo Milan per stuzzicare l'Inter campione d'Italia, seconda stella, quarantadue anni dopo la Juventus, il calcio regala orgoglio e ironie. Partita con un solo copione, assoluto il dominio nerazzurro, il tempo ha ridotto l'elegante abito milanista in un vestito malinconicamente anonimo. L'Inter si è limitata a sbrigare l'impegno come una qualunque pratica burocratica, senza nemmeno sforzarsi, approfittando delle distrazioni avversarie, ribadendo il proprio strapotere.

Onore a Simone Inzaghi finalmente primo al traguardo, onore al management che ha saputo allestire un organico eccellente nonostante il default patrimoniale, una base solida sulla quale sono già definiti ulteriori innesti. Il derby è servito ad aumentare la baldanza del popolo bauscia, trionfare, di fronte ai rivali di città e di sempre, ha un valore esclusivo, il merito è totale, scudetto già cucito da mesi, infine celebrato nella serata beffarda. Nell'altro posticipo, avviso per la Juventus che stasera affronta la Lazio in coppa Italia: il Bologna che ha umiliato la Roma può portare via il terzo posto al gruppo Allegri, perfetta la prestazione della squadra di Thiago Motta, nessuna furia agonistica ma football europeo di qualità e astuzia tattica, illuminata da Zirkzee e da una condizione generale di autostima che agevola qualunque giocata.

Il Bologna merita la champions, Motta è dinanzi all'interrogativo, che non è il quiz antico della tivvù, lascia o raddoppia? La Roma è tornata nervosa dunque brutta e frenata,

l'Atalanta le sta addosso. Stasera e domani semifinali di coppa Italia, trofeo di speciale valore per Lazio, Atalanta e Fiorentina non per la Juventus abituata ad altro ma costretta ormai a raccogliere tutto il possibile.

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