Conte ritrova Lautaro e resta secondo. Il Napoli con la testa già al Barcellona

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Finalmente una bella partita. Vince l'Inter (2-0), ma il Napoli resta lungamente in linea con l'avversario. Come sempre, ritmi non eccelsi (eufemismo), ma per una volta qualità del gioco superiore alla media di stagione. Applausi per entrambe e ugualmente un buon test in vista degli euro-appuntamenti che le attendono: più ampio il turnover di Gattuso, che guarda con ambizione alla sfida col Barcellona (sabato 8 in campo neutro?), ma anche Conte ormai da un paio di partite ha puntato la sveglia per la sfida col Getafe (mercoledì 5). E il gran gol con polemica esultanza del ritrovato (?) Martinez, in tal senso è benzina che può alimentare il fuoco della speranza.

Partenza sprint dell'Inter, come scossa dalla vittoria dell'Atalanta a Parma, che tiene aperta la corsa al secondo posto. Si deciderà tutto sabato sera, nello scontro diretto di Bergamo, con la Lazio ancora in lizza: da secondi a quarti, è un momento (per quel che conta). Nel post lockdown forse solo in Coppa Italia e proprio contro il Napoli, c'era stato un avvio tanto brillante. Il gol di D'Ambrosio (11') è la conseguenza ovvia di un dominio netto e di un calcio dove finalmente il pallone corre come sempre dovrebbe: Brozovic ruba palla a Mario Rui (fallo?) e lancia Candreva: da destra a sinistra per Biraghi, da sinistra in mezzo per D'Ambrosio, sinistro e gol, con Meret preso in controtempo. Gattuso è sorpreso e ci mette un quarto d'ora per limitare l'Inter con l'arma tattica che aveva probabilmente preparato a tavolino: in fase di non possesso, Politano e Insigne arretrano ai lati di Zielinski ed Elmas, con Demme staccato davanti alla difesa. La maggiore vivacità e una gamba apparentemente superiore, consentono il sopravvento al centrocampo del Napoli, più volte pericoloso davanti ad Handanovic, però l'Inter non è quella che ha ceduto troppe volte in quest'estate affollata di calcio e riesce a reggere l'urto, anzi, sul finale del tempo Meret compie un autentico miracolo sulla botta di Brozovic, servito in contropiede da Lukaku.

Inter con la maglia a zig zag del prossimo anno. Non è brutta, anzi: solo che non è la maglia dell'Inter. Ne venderanno molte, e avrà ragione chi l'ha creata: il marketing conta più della storia. Lukaku e Koulibaly si sfidano a sportellate, un paio di quintali in mezzo all'area. Sanchez è un furetto: vuole restare e se lo sta meritando. È in difesa che l'Inter sembra un po' troppo distratta: occhio a De Vrij, è un mese che ha perso il giusto colpo d'occhio del capobanda. Borja Valero è l'alternativa estiva a Eriksen, ma appena il ritmo si alza, nell'Inter si apre una falla e Barella e Brozovic devono fare gli straordinari, anche con le cattive maniere.

Più scatti che progressioni nel secondo tempo. Il Napoli non sfrutta le sue occasioni (recrimina semmai per un rigore non concesso dal Var per un braccio di Candreva, sempre punito quest'anno), l'Inter centra la più importante con Martinez: gran volata e gran destro da 25 metri. Poi con la mano chiusa a simulare una bocca che si apre e si chiude, festeggia rivolgendosi al pubblico che non c'è.

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