Il criticato De Boer sfida l'idolo Shevchenko

Striscione da un aereo per l'oranje: «Torna al 4-3-3!». L'ex Milan già confermato

Il criticato De Boer sfida l'idolo Shevchenko

In altri tempi, quella tra Andriy Shevchenko e Frank de Boer sarebbe stata una sfida di altissimo profilo. Oggi, da c.t., i due non potrebbero vivere momenti tanto diversi. Per rendersene conto sarebbe bastato assistere agli allenamenti di ieri dell'Olanda, quando nel cielo è comparso un aereo che trasportava uno striscione con scritto: Frank gewoon 4-3-3!. Un invito a schierare l'Olanda con il suo modulo storico, anziché con il 5-3-2 che tanto sta facendo discutere. Un sistema che funzionò a meraviglia nell'ultimo grande torneo a cui presero parte gli oranje, il Mondiale 2014, chiuso al terzo posto. Ma allora in panchina c'era Louis van Gaal, il cui credito era di gran lunga superiore a quello di cui gode De Boer.

Questioni di carriera, di opportunità (la scelta di De Boer c.t. è stata forzata dalle improvvise dimissioni di Ronald Koeman, andato al Barcellona) e di credibilità. All'ex Inter è rimproverata una certa volubilità nelle idee: prima non ha convocato giocatori che erano titolari fissi nelle precedenti uscite, poi ha cambiato l'assetto tattico alla vigilia del torneo, senza però riuscire a scrollare di dosso dall'Olanda la sensazione di una squadra incompiuta rispetto al potenziale dei giocatori. Pessima sopratutto la comunicazione, con errori in conferenza stampa sui minutaggi dei giocatori (dei quali ha incolpato lo staff per avergli passato numeri sbagliati) e addirittura sui nomi, visto che ha confuso Quincy Promes con Quincy Menig, quest'ultimo mai neppure avvicinatosi alla maglia arancione.

Shevhcenko per contro ha la conferma in tasca ancora prima dell'inizio dell'Europeo. Anche lui, ormai in carica dal 2016, ha cambiato approccio tattico nel corso della sua gestione, passando dall'idea di un'Ucraina dominante in fase di costruzione a una più attenta alla fase di contenimento e alla minimizzazione dei rischi. I risultati però sono stati dalla sua parte, con la promozione nella Lega A della Nations League e la vittoria del proprio girone di qualificazione a Euro 2020 davanti a Portogallo e Serbia. Un'Ucraina non perfetta, ma compatta e combattiva. Poche stelle (Malinovskyi, Zinchenko), idee semplici ma ben definite e un ambiente coeso, dove i giornalisti non ridono in conferenza stampa e in cielo non vola nessuno striscione.

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