Mai visto tanto movimento di allenatori. E soprattutto di quelli buoni. Guardiola lascia il City dopo aver vinto anche il torneo di scopa, cede il posto all'allievo italiano Maresca che non ha fatto benissimo al Chelsea ma conosce il City come soltanto il suo maestro. Mourinho è in precontratto con il Real ma il suo ritorno nella Casa Blanca è legato alla permanenza di Florentino Perez alla presidenza, il 9 giugno si terranno le votazioni, Enrico Riquelme, imprenditore proprietario della Cox, è il grande concorrente. Xabi Alonso, licenziato dal Real va al Chelsea, Ancelotti ha allestito un carnevale in conferenza stampa, con l'annuncio dei convocati per il mondiale, il ritorno di Neymar è stato accolto da stampa e torcida come un gol di Pelé, l'ultima presenza risale al 17 ottobre del 2023. Ancelotti ha chiarito che tutte le scelte sono arrivate dopo aver sentito pareri, consigli di giornalisti, influencer, tecnici, amici ma che alla fine ha deciso lui, obrigado. In Italia si registra lo stesso fermento dell'esercito di Franceschiello, chi sta a poppa va a prua e viceversa, a Napoli il popolo chiede di rivedere Sarri il quale ha sopportato la qualunque con Lotito che, a sua volta, dovrà scegliere uno più paziente, si mormora di Palladino, sopravalutato; intanto si attende l'ultima giornata per sapere di Allegri, restano a piede libero Mancini e Pioli, mentre Thiago Motta conferma l'aforisma di Alberto Arbasino: "In Italia c'è un momento stregato in cui si passa dalla categoria di "brillante promessa" a quella di "solito stronzo". Soltanto a pochi fortunati l'età concede poi di accedere alla dignità di "venerato maestro". Così soprattutto nel calcio.
Non va dimenticato l'argomento principe: chi allenerà la nazionale? Se ci fossero logica e dignità, la squadra andrebbe affidata a Baldini che, però, secondo l'ipocrisia dell'idem sentire, non ha stile, curriculum, però sa di football, è bravo, è onesto, troppo poco per far parte del grande carrozzone di milionari. A Malagò l'ardua sentenza.