Dall'Uefa alla Lega di A. Lo spettro dei ricorsi si aggira per l'Europa

Una chiede lo stop di due anni per i ribelli, l'altra vara la Coppa Italia per pochi. Ma possono farlo?

Dall'Uefa alla Lega di A. Lo spettro dei ricorsi si aggira per l'Europa

Tra l'ipotesi di una SuperLega per i soli club dell'élite europea e una coppa Italia preclusa ai club minori c'è un sottile filo comune fatto di caos, polemiche e potenziali ricorsi che potrebbero ammorbare a lungo il mondo del pallone. La Uefa starebbe pensando di infliggere ai club ribelli, Barcellona, Real Madrid, Juventus e Milan, uniche società a non essersi ancora dissociate dalla SuperLega, sanzioni durissime, come l'esclusione dalla coppe europee per due anni. Ma «non possono» fanno sapere all'Ansa fonti vicine alla SuperLega, «c'è un ordine del tribunale di Madrid che lo impedisce... sarebbero soggetti a sanzioni severe se ignorassero un ordine del tribunale, anche in Svizzera, vincolata da un trattato a rispettare un ordine del tribunale di Madrid». Dalla Fifa invece emerge una linea volta al dialogo anziché alla rottura. Così come dall'Eca, disposta a riaccogliere i 12 club scissionisti a patto che firmino una sorta di documento di pace.

Ma i club ribelli, possono davvero subire una sanzione così pesante? «La vedo come un'ipotesi molto remota. Una cosa è partecipare effettivamente a un campionato alternativo, altra cosa è avere rapporti contrattuali che in concreto non hanno recato alcun danno alla Uefa - spiega il professor Gennaro Terracciano, pro Rettore dell'università Foro Italico e presidente del corso in Management dello Sport - Astrattamente la Uefa il potere lo avrebbe, ma secondo me si tratta più che altro di una sorta di avvertimento a futura memoria». Anche perché gli strascichi legali per una decisione del genere potrebbero essere pesantissimi. «Qualunque squadra in caso di illecito può essere sanzionata. Il problema qui sarebbe stabilire quale sia l'illecito. In questo caso si tratterebbe di un comportamento inappropriato ma non di illecito vero e proprio».

Complesso anche capire il reale potere dell'Uefa nei confronti del club a livello di concorrenza all'interno di un potenziale regime di monopolio. Secondo il professore le norme non sono del tutto chiare. «Siamo in un campo scivoloso perché la natura pubblicistica o privatistica delle federazioni può essere opinabile e sarebbe comunque oggetto di ricorsi. Stesso discorso per la concorrenza. Le federazioni di fatto sono monopolistiche ma i club scelgono di affiliarsi e quindi sono chiamati al rispetto delle regole. L'abuso di posizione dominante si porrebbe solo nel caso di palese ostruzionismo una volta creata l'eventuale lega alternativa e concorrenziale». Un'eventuale scissione bocciata ancora una volta, con forza, dal presidente della Figc Gabriele Gravina che parla di «progetto maldestro» ma ribadisce anche «l'occasione per interrogarci su cosa dobbiamo fare per preservare il futuro del calcio».

Ma le polemiche e il caos, appunto, arrivano anche dalla nostra coppa Italia, con la nuova formula che prevede la partecipazione riservata ai soli club di serie A e B, con buona pace delle potenziali imprese di squadre meno quotate. «Non si può procedere a strappi, è la stessa logica della SuperLega, se si vuole proseguire su un sistema del genere che ha già fallito...», tuona il presidente della Lega Pro Francesco Ghirelli, che annuncia di aver già interpellato i legali. «Dopo giorni passati ad ascoltare discorsi per una maggiore considerazione del calcio di base, ecco arrivare l'esclusione dei club di Serie D. In altri paesi i dilettanti giocano contro le big», attacca il presidente della Lnd Cosimo Sibilia. Anche il segretario del PD Letta si schiera contro il progetto: «Un errore grave. Nel resto d'Europa si valorizzano i club delle serie minori. Ma non è bastata la lezione della SuperLega?», si chiede. Proseguire diritti, fare marcia indietro o aspettarsi quasi certi strascichi legali. Cosa accadrà è tutto da vedere. Quel che pare certo è l'addio definitivo al calcio romantico che fu, con le logiche economiche che governano ogni scelta legata al nostro pallone. «Effettivamente sembra una scelta orientata in questo senso - conferma il professor Terracciano - Avranno verificato che il grado di interesse della competizione è più alto e la redditività è maggiore solo con le squadre di A e di B. Ormai nel calcio si ragiona solo per logiche di costi e ricavi». Niente più favole, niente più imprese. Comanda il dio denaro e già lo si sapeva. Ma chi ama il calcio continuerà a emozionarsi molto più per un colpo di tacco o una rovesciata piuttosto che per una plusvalenza o una sponsorizzazione milionaria.

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