De Boer, oggi l'addio? E Tronchetti non ci sta: «Spero torni Moratti»

«Cinesi perfetti sul mercato ma serve qualcuno a Milano, non si gestisce da Nanchino». L'ex patron: «Peggio del caso Benitez»

Marco Lombardo

Frank De Boer è stato esonerato, ma non dall'Inter. Almeno non ancora. Ieri infatti il tecnico olandese era regolarmente ad Appiano Gentile a strigliare i suoi - presenti Zanetti, Ausilio e Gardini - dopo l'ennesima sconfitta di domenica a Genova con la Samp. Eppure il Televideo olandese lo dava già per silurato, cosa che potrebbe avvenire oggi (in serata Suning ha fatto sapere di essere molto scocciata per come è stata gestita l'intera vicenda) o, al più tardi, giovedì sera se a Southampton finisse con un terzo ko in Europa League. Improbabile, invece, che la società, per delicatezza, aspetti la sosta del campionato: è pronto Pioli, ma fino all'annuncio ufficiale non si sa mai. Il giorno dopo nerazzurro insomma è diventato un misto tra verità e leggenda: di sicuro c'è che la posizione di De Boer era ormai indifendibile anche da chi lo ha difeso accusando supporter, giornalisti ed ex proprietari di voler destabilizzare un ambiente stabilissimo. E di conseguenza dietro al silenzio di facciata l'olandese ha sentito il rumore dei nemici, che questa volta si trovano anche in casa.

Chi non è rimasto in silenzio invece è Marco Tronchetti Provera, che qualche mese fa aveva rinnovato la sponsorizzazione Pirelli sulla maglia nerazzurra non pensando di trovarsi a questo punto con un capitale così svalutato. Parlando a La Politica nel Pallone su Gr Parlamento è andato dritto al punto, mandando un messaggio all'intero ambiente: «De Boer? Anche un allenatore straordinario senza una società dietro non riesce a raggiungere grandi obiettivi... L'Inter di Moratti ha vinto 15 titoli in sei anni grazie al fatto che la proprietà era presente. E in generale nel calcio l'unica formula vincente è una proprietà appassionata e vicina alla squadra: esattamente come Berlusconi con il Milan, con Agnelli alla Juventus». E quindi, per chiarire: deve tornare Moratti? «È chiaro che finora c'è stata una somma di errori troppo lunga. Il rientro di Massimo doveva essere un problema già risolto da tempo: oggi parleremmo in modo diverso dell'Inter. La proprietà si è mossa bene sul mercato e ha dimostrato di tenere sin sa dubito al club. Ma devono scegliere una persona di loro fiducia che gestisca la società da qui. Una squadra di calcio non la si gestisce da Giacarta, da Pechino o da Nanchino». Un suggerimento da business man, un appello da tifoso: Tronchetti valuta positivamente l'azione a supporto della squadra, ma sottolinea la necessità di avere una presenza gestionale forte in Italia, possibilmente italiana. Punto.

A capo, perché a questo punto ci sarebbe da capire cosa ne pensa proprio Moratti, che da qualche tempo dice di non dover essere lui a risolvere questo disastro: «Lasciamo che i nuovi facciano esperienze» risponde sempre. Anche se ieri ha messo qualche aggiunta: «Certo, questa esperienza sta diventando un po' lunga...». Insomma: per l'ex patron, Tronchetti parla come un amico. Però è anche vero che la situazione sta diventando insopportabile: giocatori contro tecnico e tecnico in difficoltà con la società. Tipo l'era Benitez, per intenderci: «Ma no, dài. O meglio: un po' la situazione lo ricorda, ma allora non era a questo livello. Almeno eravamo contenti perché avevamo appena fatto il Triplete...». La butta lì, Moratti, scherzando. Così come scherza sul suo possibile ritorno da numero uno: «È Marco che mi tira sempre in mezzo...». Però in fondo è stato l'ex presidente attuale consigliere di Suning a far sapere, giusto un paio di settimane fa, che gli era stato chiesto di tornare a capo dell'Inter. E sa anche che c'è qualche dirigente che non gradisce: «E perché pensano che se uno torna voglia prendersi delle rivincite. Forse temono vendette. Ma lasciamoli lavorare tranquilli». Tranquilli?

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