Dea, Ilicic e Bergamo: tre lezioni in una

Dopo l'impresa europea, nessuno in piazza: il coprifuoco regge

Il momento più bello nel momento più brutto. Il momento magico nel momento tragico. Bergamo e l'Atalanta vivono con compostezza questo momento di grande contraddizione, stretti tra una squadra che ha toccato l'apice (per ora) della sua storia centenaria e una città, soprattutto una provincia, che sta pagando pesantemente, e più di ogni altra, la sfida quotidiana con questo virus bastardo. Trovarsi tra le magnifiche otto del calcio europeo e non poter nemmeno festeggiare, per il popolo atalantino è una beffa atroce che però sparisce subito se confrontata con i tormenti che sta vivendo la gente da queste parti.

Il trionfo del Mestalla dopo il grande spettacolo di San Siro, il Valencia spazzato via con 8 gol in due partite, l'Atalanta nei quarti Champions, potrebbero essere un momento irripetibile nella storia di questa città. Eppure nessuno l'altra sera ha pensato di violare il coprifuoco, di fare una corsa per le strade a gridare il nome della Dea. Cosa che probabilmente in altre città sarebbe stato difficile trattenere. E ieri di nuovo tutti a lavorare, in silenzio: la squadra a Zingonia, in attesa di sapere che ne sarà di questa Champions, e i suoi tifosi a casa o dove hanno potuto svolgere le loro attività.

Perché #iofesteggioacasa è l'hastag bergamasco di questi giorni. Aspettando tempi migliori per poter portare ancora la squadra in trionfo all'aeroporto, per celebrare questo straordinario Josip Ilicic che a 32 anni, con un incredibile poker in Champions, finisce sotto i riflettori (e anche nel mirino) di tutta Europa dopo una lunga e onesta carriera lontana dalla grande ribalta. Aspettando di tornare a scherzare serenamente sul calcio e magari chiedere ad Andrea Agnelli se davvero questa squadra meritava la Champions meno della Roma o di chiunque altro. I nerazzurri intanto vanno avanti nella grande coppa, la Juve e il Napoli devono ancora riuscirci.

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