Il Diavolo spoglia la Lazio e veste lo scudetto sul petto della Signora

Ibrahimovic torna titolare e trascina i compagni Per la squadra di Inzaghi primo ko in casa: è a -7

Roma. Una brusca frenata che ha quasi il sapore di una resa nella corsa al titolo, anche se al traguardo mancano ancora otto tappe e uno scontro diretto fra 16 giorni. Una frenata, quella della Lazio, pesante almeno quanto le assenze di ieri: Immobile e Caicedo, oltre che gol e fisico, garantiscono presenza in area e conseguenti problemi per le difese. Il peso leggero Correa - eroe nella storica vittoria dell'andata a San Siro - ha potuto fare poco di fronte ai poderosi centrali del Milan, Luis Alberto ha cercato di aiutarlo in attacco ma non è abituato a giocare così vicino alla porta e comunque è risultato il più pericoloso dei suoi, Milinkovic-Savic - che chiederà anche il cambio - è apparso timoroso nel cercare di guadagnare metri verso la porta. E il giovane Adekanye, unica alternativa a disposizione di Inzaghi, non poteva certo essere il salvatore della patria.

Così mentre Dybala e Ronaldo continuano a segnare, guidando la Juve a un sempre più saldo primato in classifica, la Lazio perde l'imbattibilità casalinga e dimostra come la rosa corta e una condizione fisica lontana da quella scintillante dell'epoca pre-Covid stanno facendo la differenza a favore dei bianconeri. La peggiore sconfitta del campionato nasce da un altro approccio sbagliato alla gara (come contro la Fiorentina e il Torino), dalla scelta di un Leiva titolare ma non ancora al top, e soprattutto l'assenza di armi a disposizione per tentare l'ennesima rimonta (la Lazio ne ha già realizzate dieci in stagione). Difficile recuperare tre reti subite in meno di un'ora: la sconfitta, evitata grazie al cuore e all'orgoglio con i viola e i granata, stavolta arriva puntuale e di fatto meritata.

Il Milan quanto mai cinico ringrazia: segna tre gol nelle altrettante occasioni concesse, si porta a casa tre punti fondamentali nell'inseguimento di un posto europeo, trova la quarta rete stagionale di Ibrahimovic (un rigore segnato con l'aiuto di Strakosha che indovina la traiettoria ma non trattiene il pallone) anche se paga ancora dazio agli infortuni: dopo Castillejo, anche Çalhanoglu deve arrendersi a un guaio muscolare non prima però di aver messo il suo quarto sigillo (seconda rete unita a due assist) nelle ultime 4 presenze. Solo a Lecce dodici giorni fa i rossoneri avevano conquistato una vittoria così larga e se Hernandez non avesse fallito una conclusione facile sotto porta, avrebbe calato addirittura un clamoroso poker.

Ibra gioca un tempo, quanto gli consente la condizione dopo l'infortunio, e non dispiace per impegno. «Ci darà un contributo decisivo in questo finale», così il ds del Milan Massara prima del match. Rebic lo sostituisce e firma il gol che mette in archivio la gara: per il croato è il nono gol nelle ultime 11 gare in A (4 segnati partendo dalla panchina), una rete che ha cancellato il passaggio a vuoto di Ferrara. Una notte felice, insomma, con un successo portato a casa senza grandi affanni. Il sogno scudetto della truppa di Inzaghi sembra essere finito qui, sempre che lo stesso Milan non faccia il bis martedì a San Siro contro la Juve.

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