Distrutto da un... poster. Berrettini annientato dal suo idolo Federer

Matteo aveva la foto di Roger appesa in camera Gioca impietrito e crolla in un'ora e un quarto

Quando giochi contro il poster della tua cameretta, il rischio è rimanere incantati a guardarlo. Se poi sei sul campo più bello del mondo finisce che ci resti troppo poco, un'ora e 14 minuti, prima di salutare il tuo idolo, stringergli la mano e dirgli sorridendo: «Grazie per la lezione, quant'è?». Matteo Berrettini quando perde non lo fa mai veramente: basta parlargli un attimo per capire che lui è diverso, nelle vittorie e nelle sconfitte. Anche nelle sconfitte come quelle di ieri. E d'altronde Roger Federer sul campo centrale di Wimbledon ci aveva giocato già 88 volte prima di ieri. Per Matteo Berrettini era la prima e non sarà sicuramente l'ultima: «Se non fossi stato emozionato non sarebbe stato normale. Mi sono preso una sveglia, ma le sveglie nel tennis qualche volta fanno bene».

Il match dei sentimenti alla fine ha dunque incoronato il solito vincitore, ma non poteva essere altrimenti se al talento del campione puoi opporre solo l'emozione del debuttante. Non è stata la partita più veloce del re sulla sua erba preferita, ma il punteggio di 6-1, 6-2, 6-2 segna un solco (per ora) tra la grandezza del quasi 38enne eterno fenomeno e le speranze di un ragazzo che sognava di diventare come lui. O quantomeno di vederlo un giorno dall'altra parte della rete, ma certamente con un altro risultato finale. Federer che alla fine non ha trovato molto da dire se non che «sono stato bravo a leggere il suo servizio». Matteo che si è comunque fermato a firmare autografi ai ragazzini, e questo - credetelo - non è proprio da tutti dopo una giornata così. Ed è proprio il motivo per cui Matteo lo rivedremo allo stesso posto un giorno, ma con un altro risultato. Basta parlargli per capirlo.

E insomma: primo set in 17 minuti, tredici effettivi in tutto. E poi quando il pubblico del centrale comincia a fare la ola, vuol dire che sul campo le cose vanno come dovrebbero. E purtroppo anche troppo. Una delusione? Certo, brucia. Ma sentite Matteo: «Mi ero preparato bene per contrastarlo, però quando lui gioca così puoi fare qualsiasi cosa e non funziona nulla. Il buio? Qualche dolorino? C'era tutto, ma non ho perso certo per quello. È che non riuscivo proprio a pensare, contro il migliore di tutti i tempi ho provato una sensazione mai sentita in vita mia: non ci ho capito nulla. Eppure non me la sento di stare male: ho perso contro uno che ha giocato 351 partite negli Slam, io non ne ho fatte così tante in tutta la carriera. Ma il futuro si costruisce da esperienze come queste. Alla fine mio fratello mi ha detto: Sono fiero di te. E questo mi far star bene».

Gli dicono: sai che McEnroe sostiene che diventerai presto un Top10? Risponde: «L'ho conosciuto l'altro giorno in palestra e mi ha fatto i complimenti. Pensare che uno come lui guardi le mie partite è incredibile...». Questo è Mattia Berrettini, che ha preso una lezione da Roger Federer. Nessun dubbio: sul prossimo poster ci sarà lui.