E Antonio deve "ritrovare" 30 milioni

L'allenatore aveva affidato parte dei risparmi a una società d'investimento

Scelte e strategie, formazioni e schemi. La carriera di un allenatore dipende dalle decisioni, i risultati anche. Ma questa è una storia di investimenti e milioni di euro, i calciatori non c'entrano. In campo c'è un pesante raggiro che riguarda Antonio Conte, il tecnico più chiacchierato del momento per i risultati con l'Inter e un destino professionale sempre più in bilico. Il quotidiano La Verità ha raccontato che il tecnico leccese durante la sua avventura in Premier League, alla guida del Chelsea, avrebbe affidato 30,6 milioni di euro a Massimo Bochicchio, titolare di diverse società d'investimento nel Regno Unito e capace di convincere l'allenatore a puntare sul fondo Kidman assieme ad altri sette finanziatori. Dietro ci dovevano essere le garanzie di Hsbc, una tra le più importanti banche di investimento nel mondo, ma sono spuntati documenti falsi (Hsbc risulta però estranea alla vicenda) e una decisione di una corte commerciale inglese che a Bochicchio ha già congelato oltre sessanta milioni di euro con un'ingiunzione di pagamento. Un giallo degno dell'alto mondo della finanza a tutti gli effetti.

In base all'accordo iniziale gli investitori, entro il 30 giugno scorso, dovevano ricevere i pagamenti con la restituzione del capitale più il cospicuo rendimento, da dividere in base alle quote versate. Ma non è successo nulla di tutto ciò, tanto che lo stesso Conte ha presentato ai giudici un documento proveniente dalla banca d'investimento e poi risultato non veritiero. Bochicchio è un esperto del settore finanziario, ammanicato nell'ambiente londinese e non solo, con un passato in Hsbc tra il 2006 e il 2012, alla divisione Global Banking & Markets, prima di mettersi in proprio per fare affari con gente facoltosa. Vanta proprietà di lusso in Italia, a Londra, perfino a Miami, ed è entrato in contatto con il tecnico salentino grazie al fratello, Gianluca Conte, consulente dello stesso Bochicchio in Tiber Capital, altra società della capitale inglese che gestisce investimenti privati.

Il giudice inglese Dave Foxton, nella sentenza del 17 luglio scorso, ha spiegato nel dettaglio i fatti e ad Antonio Conte dovevano spettare poco più di 33 milioni di euro: sono spuntate garanzie fasulle, indirizzi mail di pura fantasia e un investimento monstre finito chissà dove rispetto alle mirabolanti promesse. Se la situazione non dovesse sbloccarsi a breve, le autorità inglese potrebbero decidere di rifarsi sul ricco patrimonio di Bochicchio per provare a recuperare il denaro necessario e restituirlo a Conte e agli altri investitori. Così per il tecnico nerazzurro c'è un'altra gatta da pelare, in attesa dell'incontro con Zhang per definire il suo futuro all'Inter, con il rischio di finire in tribunale ancora una volta. Non certo una novità assoluta, visto quanto successo in occasione della causa vinta contro il Chelsea di Abramovich l'anno scorso.

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