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E venne il giorno dei jet Jacobs-Tortu, crediamoci

Oggi finale 100 donne e batterie uomini. Bromell & Co contro il fantasma di Bolt. La Battocletti in finale 5000

Scivolare sull'acqua salutando i campioni del nuoto, suonare i tamburi taiko perché il loro suono accompagnerà la grande atletica, quella che, in questo fine settimana di cambio della guardia alla sacralità olimpica, sceglierà i più veloci del pianeta.

Finali dei 100 metri dopo la mistica dei 10000. La gloria giamaicana lasciata da Usain Bolt è affidata alle sue signore volanti, i 100 metri che rimpiangono il re imbattibile ci diranno subito se Jacobs e Tortu potranno stare domani nella corsia con chi cerca l'impossibile, far dimenticare l'uomo dei sogni. Lui, il venerabile Usain ha già mandato un messaggio agli eredi: nessuno batterà i miei record. Sarà sicuramente così, ma la pista di Tokyo, le nuove scarpe, potrebbero davvero far saltare i cronometraggi elettrici. La sensazione è questa dopo le batterie dei 100 femminili dove Anna Bongiorni, allenata dal padre Giovanni, pittore nella 4x400 del record a Stoccarda 1986, si è guadagnata il secondo turno. Sono andate davvero forte le grandi favorite e la Frazer, mamma razzo, 34 anni, soste obbligate per fare figli, oro a Pechino (2008) e Londra (2012), pur passeggiando in 10 84 ha scoperto che Elaine Thompson, giamaicana che sa cucinare piatti piccanti, è tornata a graffiare, che la piccola ivoriana Ta Lou è riuscita a vincere la sua batteria in 10 78. Certo tutte in maschera, molte col freno tirato, però c'è aria di risposte magiche dalla pista di uno stadio che non avendo gente sulle tribune, ha lasciato che gli dei della corsa aiutassero quelli in pista più della tecnologia. Ci fosse stata la Richardson, sospesa un mese per uno spinello di troppo dopo le dure e bellissime qualificazioni statunitensi, forse avrebbe messo tutti d'accordo, ma le dame in questa reggia sono tutte regine e la guerra delle rose ci dirà chi è ancora la più brava.

Ascoltando il canto delle centiste ecco i dragoni della velocità mondiale dove l'Italia spera di poter arruolare, per una finale sui 100 che non abbiamo mai frequentato, Marcel Jacobs e (o) Filippo Tortu. Sogni esagerati di notti giapponesi senza fine, ma dopo aver visto la prima giornata ci siamo accorti che qualcosa si muove davvero nella nostra atletica impietrita dalle pessime figure a Rio. Ieri, ad esempio, mentre scoprivamo di aver sperato troppo nella nostra 4x400 mista, ecco venir fuori nelle batterie dei 5000 Nadia Battocletti trentina classe 2000, pure lei allenata dal padre, il Giuliano di Cles, bronzo agli europei di Lisbona del 1995 sui 5000, figlia di una ex atleta marocchina. Terza, non lontano dalla divina etiope Segay con il nuovo record personale di 14'5583. Ha già fatto tanto e nella finale di lunedì dovrà soltanto godersi il viaggio nell'afa.

Dicevamo dei velocisti e alla porta del regno di Bolt bussano, naturalmente, gli americani, cominciando dal Bromell che in questa Olimpiade vorrebbe davvero fare a chiodate con il fantasma del mito, ma anche con il suo passato difficile, come è capitato a tanti atleti sfuggiti dalle zone povere, dalle gang, droga, violenza, trovando la parte buona oltre il lato oscuro come in quel meraviglioso film sul football dove Sandra Bullock era la fata turchina per una talento sconosciuto. Per tutti era lui l'uomo da battere, ma poi dopo i Trials di Eugene, quando è venuto in Europa per guadagnare qualche diamante, si è scoperto che era vulnerabile. Con i velocisti, gli uomini coi muscoli di seta succede spesso. Ricordiamo che nel 1980, a Mosca, Pietro Mennea dopo i 100 corsi davvero male, sembrava sperduto nella steppa del villaggio. La scintilla arrivò incontrando Borzov, oltre che gli occhi di brace del suo mentore Carlo Vittori e sui 200 trovò la gloria.

Ora i nostri due velocisti, che ci auguriamo restino amici per una staffetta di qualità, si trovano in una strana terra dove tutti sembrano trattarli bene, ma fra sabato e domenica, vedrete, qualcosa cambierà. Tortu e le sue meraviglie giovanili, Jacobs e il difficile lavoro di ricostruzione. Sono andati tutti e due sotto i 10 secondi. A Tokyo per lasciare una traccia dovranno ripetersi. Non abbiamo preferenze, certo la stagione di Jacobs è stata più bella di quella del talento che sembrava non dover chiedere mai, del ragazzo meraviglia che vediamo in tante pubblicità.

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