Euro 2020, calcio d'addio. Club uniti sui campionati. "Concludiamoli a giugno"

Per l'Uefa sono "irricevibili" i playoff e la A a rate di Gravina. Furia Lazio: "Salvano chi ha deluso"

Un punto fermo e qualche ipotesi sul tavolo. Dal vertice telefonico Uefa di questa mattina riceveremo questo risultato. Il punto fermo è uno e uno soltanto: l'europeo dev'essere rinviato a miglior data, estate del 2021 la soluzione più accreditata e votata. Più complicato trovare una soluzione condivisa sull'altro nodo della stagione calcistica europea: la conclusione delle coppe, Champions ed Europa league che, ricordiamolo, valgono 3,2 miliardi tra diritti tv e incassi. «Lavoriamo per salvare e aiutare tutto il sistema sia dal punto di vista sportivo che finanziario (dei club e delle leghe)» lo spunto che arriva direttamente da Nyon, sede degli uffici di Ceferin, il presidente alle prese con la più complicata grana del suo mandato. Tutto dipende da una data che nessuno, in questo momento, è in grado di indicare sul calendario: quando si tornerà a giocare? Persino la comunità scientifica si è divisa sulle previsioni. Per questo metteranno sul tavolo ipotesi alternative: una che consenta il recupero di campionati e coppe, l'altra che si debba procedere considerando conclusi i rispettivi campionati premiando con lo scudetto i club in testa (soluzione graditissima alla Juve).

Il precedente scovato è quello riferito (anno 1999) alla Jugoslavia all'epoca attraversata dalla guerra dei Balcani: allora il titolo andò al Partizan di Belgrado. C'è anche chi ipotizza una soluzione corta per le coppe: final four, quarti con gara unica, tutto in 34 giorni in unica sede e finale in Turchia. Da questo scenario si capisce chiaramente che l'Uefa considera «irricevibile» la proposta firmata da Gravina dei play-off per i campionati. Le leghe dei singoli campionati si presenteranno con una proposta unitaria, preparata da Milano e condivisa ieri dallo spagnolo Tebas che pure è alle prese col caso del Valencia (5 calciatori positivi). I presidenti del calcio italiano, consultati telefonicamente nell'assemblea di ieri, si sono espressi all'unanimità per la soluzione ideale («finire i campionati») ma divisi sulle alternative. A far discutere e a provocare un dibattito avvelenato è l'ipotesi dei play-off e a scalare le sue eventuali formule. «Ci ritroveremmo dinanzi a una valanga di ricorsi» fanno sapere dagli uffici del presidente Del Pino. Anche Malagò, il presidente del Coni, si è espresso in tal proposito con un monito finale: «Meglio finire i tornei che ricorrere ai play-off, attenti a chi tutela gli interessi di parte».

Chi ha assistito alla conference call di ieri ha assicurato che non ci sono stati scambi di battute all'arsenico come nel precedente vertice tra Agnelli e Lotito ma non sono mancati certo gli appuntiti commenti di alcuni presidenti rispetto all'ipotesi play-off e play-out. Giulini, del Cagliari, è stato il più esplicito. Indirettamente, attraverso il suo portavoce, Arturo Diaconale, anche Lotito si è fatto sentire attaccando a testa bassa («vogliono offrire un salvataggio alle squadre che hanno deluso» riferimento nemmeno tanto velato a Roma, Napoli e Milan oltre che Inter). Di sicuro la trovata di Gravina (campionato diviso in due rate: metà al dopo coronavirus e metà a inizio della prossima stagione) non ha trovato nessuna sponda. «Significherebbe completarlo con altre squadre diverse dalle precedenti» l'obiezione pertinente. Piuttosto, hanno ribattuto dalla Lega di Milano, meglio chiedere la deroga per sfondare nel mese di luglio e riprendere a settembre il nuovo torneo utilizzando il periodo di Natale per recuperare date utili.

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