La F1 affoga sotto il diluvio Solo Verstappen sa nuotare

Gara magistrale del ragazzo prodigio che chiude terzo Ferrari tutta in testacoda: ma Vettel finisce la gara (5°)

La F1 affoga sotto il diluvio Solo Verstappen sa nuotare

Diluvio per tutti tranne uno. Verstappen. Acquazzoni, temporali, nuvole di gocce che diventano nebbia, nessuno che vede più niente, tranne uno. Verstappen. Per tutti paura, timori, poca dimestichezza con le condizioni avverse di questa F1 sempre più asciuttissima playstation da salotto, tranne cheper uno. Verstappen. Terzo ma in fondo re del Brasile. Sì, il mondiale resta aperto, sì, Hamilton ha vinto, sì, Rosberg ha fatto il ragioniere e, con l'ennesimo secondo posto, fra due settimane ad Abu Dhabi gli basterà finire terzo per laurearsi campione. Però... però Verstappen.

Il bimbo viziato non ha più bisogno di protezioni, di giudici compiacenti, di commissari ondivaghi e timorosi: è il più irrispettoso e forte in circolazione, il più coraggioso ma forse sarebbe meglio parlare di incoscienza, è il più molte cose in questo Circus divorato da troppi meno. Ieri a San Paolo ne abbiamo avuto ampi assaggi. Un disastro la direzione di gara, un disastro la maggior parte dei piloti spaventati dall'acqua e vogliosi di tornarsene presto sui loro jet direzione casa. Però ci sarà un motivo se noi siamo qui a battere sulla tastiere e voi siete lì a leggere e fare altro nella vita e loro sono piloti di F1. Prendersi quel tipo di rischi fa parte della loro vita e del loro sport, non della nostra di vita o di quella del pubblico di San Paolo. Pubblico esperto di motori che dopo tre partenze con safety car e due bandiere rosse (due gli interventi in gara della macchina di sicurezza per un totale di cinque apparizioni e 28 giri su 71 del Gp ad andatura lenta) ha mostrato pollice verso mentre se ne stava infradiciato e incredulo a urlare buuu in direzione di quelle signorine dei piloti di F1. Signorine, va detto, che al contrario di chi governa e gestisce il Circus, avevano e hanno però delle attenuanti. Perché è ormai chiaro come il sole assente a Interlagos che questi campioni o ex campioni o aspiranti tali o giovani di belle speranze siano piloti tarpati, diciamo pure castrati, nelle loro potenzialità dall'assenza totale di test fra Gp e Gp. Le prove contingentate per assurdità regolamentari ed economiche (unico sport al mondo dove l'atleta non si può allenare) stanno distruggendo e impoverendo tre generazioni di piloti. Quella che si avvia al tramonto degli Alonso, quella che dovrebbe essere nel pieno degli anni dei Vettel e degli Hamilton, e quella di chi dovrebbe sbocciare. Solo Verstappen si sta dimostrando più forte dei limiti di questo sport. Forse è stata l'impunità di cui ha fin qui goduto a consentirgli di osare, forse è l'enorme e giovane incoscienza che lo ha portato a spingere oltre e più di tutti (a un certo punto, a suon di cambi gomme era finito 17°). Ma dietro a lui è il vuoto. E sarà così per lungo tempo ancora.

Fatto sta, primo successo in Brasile per Lewis e vittoria numero 52. Superato il professore Alain Prost, ora l'inglese ha davanti solo kaiser Schumi lontano una vita, a quota 91 successi. Ma non sono questi i numeri che gli interessano ora, conta che il mondiale sia ancora in palio, che abbia accorciato di altri sette punti su Rosberg. Gara tesissima e nervosa anche quella del tedesco, perché per un pelo non ha perso il controllo della sua Mercedes e perché ad un tratto si era ritrovato terzo per via dell'indiavolato Verstappen che dopo la partenza del Gp con safety car, non appena era stato dato via libera ai piloti di duellare, ha infilato prima Raikkonen poi Rosberg. Dopo di che la scellerata strategia Red Bull che l'ha richiamato per mettere gomme intermedie quando servivano invece i remi. Che alla fine abbia fatto effetto la telefonata del boss Mercedes Toto Wolff a papà Verstappen, quella in cui gli aveva chiesto di dire al figlio di non interferire nel duello mondiale? Vien quasi da pensarlo.

E la Ferrari? Testacoda per Vettel alla fine quinto. Testacodone e spatasciamento e rischio grandissimo di ammazzarsi lui e Ocon che l'ha schivato a 250 all'ora nella nuvola di pioggia. Nei tre big team, gli unici piloti a finire in coppia in testacoda sono stati i ferraristi. A onor del vero anche Vertappen si è girato a tutta velocità, ma ha poi rimesso in riga la sua Red Bull senza neppure cedere la posizione a Rosberg. Tutti nel caos ieri a San Paolo. Tranne lui.

Commenti