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Lautaro al 3° tricolore con tre tecnici diversi. Dimarco l’uomo in più

Lo scudetto numero 21 non è roba solo dei senatori, ovviamente. C'è il timbro di Cristian Chivu

Lautaro al 3° tricolore con tre tecnici diversi. Dimarco l’uomo in più
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Il pagellone dello scudetto valga anche da ponte fra quel che è stato, cioè i meriti del campo, e quel che sarà, cioè l'Inter di domani. Premessa necessaria: non è il voto alla carriera e nemmeno alla stagione, ché sennò quel doppio Bodo abbasserebbe le eccellenze. Ovviamente, nel giorno dello scudetto non esistono i bocciati, ma alcuni 6 sanno di grazia.

IERI, OGGI E DOMANI

Guida Lautaro (voto 9) e chi sennò? Leader e capitano, lui c'è (come solo De Vrij) dai tempi di Spalletti, quando tutto stava cominciando: 3 scudetti con 3 allenatori diversi, più 5 coppe e una finale ancora da giocare. Ti accorgi quanto valga, soprattutto quando non c'è. Terzo scudetto anche per Barella (7,5), partito e arrivato forte, in mezzo qualche pausa non abituale. Ma uno come lui in Italia fa ancora la differenza e così la fa Dimarco (8,5). Rispetto ai due capitani, a lui manca solo uno scudetto (ringrazi Conte che lo spedì in provincia). Finisce a bassi regimi, ma quanti gol e quanti assist: mai nessuno quanti lui in Serie A, dacché si contano. Spesso più decisivo di un attaccante. Insieme ai veterani, sul podio dei migliori c'è sicuro anche il debuttante Akanji (8), regalo dell'ultimo minuto di Guardiola e del suo bulimico City. Riscattarlo sarà semplice, poi ci sarà da mettersi d'accordo con lui per il contratto. Dopo diciamo Thuram (8), che sa un po' di provocazione, ma nemmeno troppo. I gol di primavera hanno cancellato il letargo dell'inverno e scritto la parola fine al campionato. E lasciatelo sorridere in pace.

OGGI SÌ, DOMANI CHISSÀ

In questo gruppo c'è gente pesante, che per valore dovrebbe restare, ma che per denaro potrebbe partire. A patto di trovarne poi altri altrettanto bravi. Tipo Bastoni (7), libero finalmente di esultare in santa pace. O Dumfries (7) che per più di 3 mesi è stato l'inconfessato rimpianto di Chivu, sostituito così così da Luis Henrique (6,5), spesso accusato per colpe che non aveva, tipo giocare in un ruolo non suo, ma capace di restare a galla anche nei momenti più difficili. Promosso anche Mkhitaryan (6,5) anche se molto meno centrale che nelle stagioni di Inzaghi: colpa degli anni (suoi) e della crescita degli altri (Zielinski). È uno di quelli in scadenza. Marotta, che è un saggio, ci pensa. In bilico anche Diouf (6) e l'altro Martinez (6): non sapere quanto valgono è più colpa dell'Inter che loro.

OGGI NÌ, DOMANI NO

Qui va molto il 6 politico: Acerbi, che ha giocato spesso, De Vrij che ha giocato poco, Frattesi che ha giocato male, Darmian che è stato indisponibile per mezzo campionato. Continueranno altrove, come Sommer (6,5) criticato spesso oltre le sue colpe. Accettasse, sarebbe il 12 ideale, in un calcio con i numeri all'antica.

OGGI SÌ, DOMANI ANCHE

Lo scudetto numero 21 non è roba solo dei senatori, ovviamente. C'è il timbro di Cristian Chivu (9), 13 partite in Serie A prima dell'Inter. Non è zen, perché protesta e s'arrabbia come tutti, ma di sicuro è un bravo allenatore. Lui ha voluto Esposito (7), che di un veterano ha già la testa. Lui ha riacceso Zielinski (7) dopo un anno anonimo.

Lui ha dato continuità a Carlos Augusto (7) e serenità a Bisseck (7), che ancora non ha capito quanto è forte. Sempre Chivu s'è goduto un ottimo Sucic (7) e un alterno Bonny (6,5), frutti maturati di un mercato finalmente non solo di cessioni.

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