La Ferrari del paradosso si perde nel Principato tra incidenti e algoritmi

Vettel sbatte al mattino, Leclerc fuori nel Q1 per un errore del box. Hamilton: pole record

La Ferrari del paradosso si perde nel Principato tra incidenti e algoritmi

C'è quel che serve per fare ancora peggio. C'è Hamilton davanti che con il compagno ringalluzzito che si ritrova quest'anno avrebbe tutto da perdere nel pizzicare muri e guardrail e non pizzica nulla, alla Rascasse sfiora il metallo di un respiro, e prende rischi e non sbaglia e va in pole. C'è Bottas accanto a lui che nel toboga del Principato pare sui binari e la pole la perderà solo all'ultimo. C'è questa Mercedes che non sa più sbagliare e onora come si deve la memoria del suo presidente non esecutivo Niki Lauda e «abbiamo fatto qualcosa in più per ricordarlo... e dopo oggi voglio correre ancora a lungo» la frase di Lewis che sa quasi di minaccia per i rivali. C'è Verstappen terzo di fianco a Vettel, o a quel che resta del pilota grande e vero che fu Vettel, e issa una Red Bull là davanti e cioè subito dietro il duo über alles. Il che è cosa grande visto che nelle precedenti 5 qualifiche 2019 c'era stata sempre almeno una Rossa nelle prime due file. Segno di un sorpasso? Visto il tipo di tracciato è presto per dirlo. E ultimo, ma non meno importante, direbbero gli inglesi, c'è la Ferrari che ha il computer che non funziona bene.

È un'atmosfera da legge di Murphy quella che avvolge la Rossa di questi tempi. Del tipo sorridi, domani sarà peggio, del tipo qualsiasi cosa che può andare storta, lo farà... Prendiamo Vettel, il quattro volte campione. Al mattino è andato a sbattere nelle libere più importanti per settare l'auto in vista della pole. Prendiamo Leclerc, nel suo Gp di casa, voglioso di far bene: al mattino ha segnato il miglior crono, al pomeriggio, in pieno Q1, un computer, un algoritmo, dei dati e ingegneri che, sbagliando, si sono fidati - ci spiegherà poi il team principal Binotto - l'hanno incatenato nel box. Ci è entrato che era comodo 5°, ci è restato mentre era scomodo 12°, non ne è più uscito. Eliminato in Q1. E ironia della sorte o in mesto ossequio alla legge di Murphy, a infliggere il colpo di grazia è stato quel bontempone di Vettel, fin lì disperso, che a pochi secondi dalla fine della sessione e dopo che poco prima aveva persino baciato un guardrail, ha segnato il miglior tempo. Dentro lui, fuori l'altro.

Fatto sta, il monegasco scatterà dalla sedicesima piazza (in realtà 15° per la penalità a Giovinazzi), il tedesco dalla quarta. Comunque sia un insuccesso. Comprensibile il malcelato malumore di Charles. Corsa di casa, sulla Ferrari, attesa da una vita, ogni centimetro d'asfalto mandato a memoria da anni, il principe Alberto con i gemellini al balcone, i bimbi con divisa d'ordinanza ferrarista, cappellini e cuffie, e lui: lui incatenato nel box per decisione di un algoritmo. «Non so perché non abbia potuto fare un altro tentativo» dirà a caldo «ho chiesto, ma siete sicuri? Ho solo un decimo e mezzo di margine, però non mi rispondevano, quando poi l'hanno fatto era troppo tardi...». Gli risponderà Binotto, che per combattere le legge di Murphy ha fatto la scelta più coraggiosa: ci ha messo la faccia. «Macché distratti su Vettel» ribatterà ai commenti maliziosi, «abbiamo due squadre dedicate... E' che stiamo prendendo rischi per recuperare il distacco dai rivali e volevamo risparmiare le gomme di Charles, ma abbiamo calcolato male il cut off time, il tempo soglia che garantisce il passaggio della sessione. Viene determinato valutando in tempo reale gli altri piloti settore per settore e aggiungendo un margine per imprevisti. Il margine era sbagliato». Il team principal va oltre: «I dati dicevano che sarebbe stato sufficiente. Abbiamo persone e procedure giuste, dobbiamo migliorare gli strumenti. Però è vero che le decisioni prese sui dati si possono anche annullare. Non lo abbiamo fatto». E il piccolo principe è rimasto incatenato. Per colpa del pc.