Da fusti a veri bidoni: quelli che il calcio lo prendono in giro

Non sanno giocare ma strappano lauti contratti Raposo beffò il Brasile, però di recente in Italia...

Da fusti a veri bidoni: quelli che il calcio lo prendono in giro

Da fusto a bidone il passo è breve. Trattasi a volte di analoghi contenitori ma nel calcio quando al fusto, nel senso di fisico robusto e bestiale, corrisponde il bidone, allora sono guai. Il bluff di tale Darbo, numero 10 del Crotone negli anni scorsi, come di altre ciofeche, spacciate per validi professionisti provenienti da mondi non meglio identificati, il bluff di quello svedese di colore, Alieu Darbo appunto, che si presentò in Calabria come il nuovo fenomeno svedese ma venne smontato, come gli articoli della svedese Ikea, e rispedito al Landskrona Bols, nome da prodotto da scaffale del succitato emporio ma, in realtà, un club della serie B di Svezia. Darbo non era, non è un calciatore. Aveva già ingannato e affascinato i greci del Paok di Salonicco, sempre seguendo la stessa procedura: lettera di presentazione di un altro ex calciatore o allenatore, garanzia al limone che trattasi di grande promessa del calcio euromondiale. Lettera, ovviamente, farlocca e smentita dal presunto garante. Idem come sopra con la Dinamo di Zagabria che lo licenziò versandogli quarantamila euro di buon uscita, per toglierselo dai piedi, in tutti i sensi. Il (presain)-giramondo ha presentato le credenziali anche in Egitto, Malta, Algeria, roba che è sfuggita agli inviati di Striscia la Notizia, perché altrimenti sarebbe stato, varrebbe ancora, un supergabibbo d'oro. Ma, please, il Darbo non si prestava ad alcun provino, perché altrimenti il ragazzo si sarebbe offeso, sarebbe stato come chiedere a Rocco Siffredi di esibire le proprie referenze, prima di qualunque prestazione.

Il mondo del calcio è pieno di questi bluff, messi in circuito da spacciatori di talenti, maneggioni, profittatori, tipi di ogni risma che godono anche di spazio non soltanto presso i dirigenti dei club ma anche sui giornali. Si potrebbe risalire a Luis Silvio Danuello, sedicente ala, allora si diceva così, oggi esterno, puntero della Pistoiese. Con lui non era necessario l'utilizzo della moviola, era slow di natura, venne messo alla porta dopo sei partite. In verità gli osservatori della Pistoiese erano andati in Brasile per controllare tale Paulinha ma rientrati in Toscana riferirono di quel Luis Silvio che sarebbe stato il vero scoop.

Da mandare a memoria il caso del Kaiser. Non il maestoso Franz Beckenbauer così rinominato dopo una fotografia che lo vedeva a fianco del busto bronzeo dell'imperatore d'Austria prima di una partita tra Austria e Germania.

No, il Kaiser dell'equivoco era, anzi è ancora, Carlos Henrique Raposo che a forza di frequentare le migliori discoteche di Rio, riuscì ad entrare nel giro dei fenomeni carioca e del resto del Paese fino a strappare non uno ma undici contratti da professionista, non di disco dance ma di fucibol, avendo un fisico da fusto, appunto, ma essendo, in realtà, un bidone totale ma prezioso, utilissimo, decisivo per procurare femmine fantastiche e notti di sesso sfrenato a tutta la squadra. Trentaquattro presenze in vent'anni, presenze in campo, almeno cento volte tanto quelle in orizzontale con il gruppo, Botafogo, Fluminense, Vasco de Gama, El Paso, Bangu, Puebla, Independiente, America.

Oltre ai bluff da oggi le comiche ci sono stati anche gli scambi di persona le cui conseguenze furono irresistibili.

Come accadde al Como, quando Beltrami invece di Paolo Rossi andò a prendere Renzo Rossi, stesso cognome ma futuro diametralmente opposto. Così per Nereo Rocco che chiese ai dirigenti del Torino di portare in granata il portiere della Sampdoria, per il paron era Battara ma al Toro si presentò Sattolo che era la riserva del Battara di cui sopra.

Si potrebbe proseguire con una squadra di bidonissimi, da Vampeta a Krasic, da Athirson a Gheddafi jr, a Jardel, tutta roba buona per il cabaret, non per il football, eppure famosi, sull'isola del calcio.

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